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<title>L'italia ce la fara' Rss News</title>
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<description>Le Sfide del futuro, La Costruzione del Partito Democratico</description>
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<managingEditor>nunziolanotte@aplab.it (Nunzio Lanotte)</managingEditor>
<webMaster>fmm@beecom.it (Fabrizio Martini Mortali)</webMaster>
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<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
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<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Congresso PD: sì al dibattito]]></title>
<description><![CDATA[<p>litaliacelafara.it condivide l'appello lanciato da numerosi bloggers democratici e chiede ai candidati Franceschini, Bersani e Marino di effettuare almeno un dibattito pubblico. In primo luogo perch&eacute; cos&igrave; ci aiutate a scegliere a ragion veduta. In secondo luogo perch&eacute; fate capire ai potenziali elettori perch&eacute; dovrebbero votare PD. In terzo luogo perch&eacute; se non avete neanche il coraggio di fare un dibattito tra voi, il coraggio di affrontare il governo ed i problemi del Paese dove lo trovate? Quindi non deludeteci, vedrete che vi divertite anche voi.</p>]]></description>
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<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Lega Nord - solita figura del menga]]></title>
<description><![CDATA[<p><img src="http://www.litaliacelafara.it/Archivio/1/legaghisalba1.jpg" style="width: 616px; height: 617px;" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Gi&agrave; si &egrave; capito che la Lega Nord far&agrave; finta di non sapere niente del vergognoso volantino apparso su Facebook. Purtroppo per loro litaliacelafara.it veglia e riproduce qui una pagina tratta dal sito UFFICIALE della Lega Nord di Ghisalba, in data odierna. Che poi noi non si abbia idea di dov'&egrave; Ghisalba&nbsp;&egrave; un altro discorso.</p>]]></description>
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</item>
<item>
<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Scelte]]></title>
<description><![CDATA[<p>In definitiva dobbiamo decidere se credere a don Peppe Diana e Roberto Saviano oppure a Nunzio De Falco e all'avvocato Pecorella. Se solo tutte le scelte nella vita fossero cos&igrave; facili.</p>]]></description>
<link>http://www.litaliacelafara.it/news.asp?id=85</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Nobel e medaglie d'oro, la battaglia perduta del talento - Nunzio Lanotte]]></title>
<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal 1901 al 2006 sono stati assegnati 576 premi Nobel per le scienze (fisica, chimica, medicina, economia). Gli scienziati italiani ne hanno vinti 7 (3 in fisica, 3 in medicina, 1 in chimica). Altri 5 sono stati vinti da scienziati nati in Italia ma con cittadinanza USA (2 in fisica, 2 in medicina, 1 in economia). Nelle Olimpiadi 2000-2004 sono state assegnate complessivamente un numero circa equivalente di medaglie d&rsquo;oro (600). Gli Italiani ne hanno vinte 23. <br />
Si noti per inciso che in generale per un grande Paese industrializzato &egrave; pi&ugrave; difficile vincere medaglie d&rsquo;oro che premi Nobel: la presenza di Nazioni in via di sviluppo ma con grande potenziale sportivo (Cina, Cuba, Ucraina) rende le competizioni molto pi&ugrave; equilibrate, e cos&igrave; la Francia (30 Nobel e 24 medaglie), la Germania (65 e 27), la Gran Bretagna (73 e 20), il Canada (12 e 6) e naturalmente gli USA (233 e 75) hanno tutti vinto pi&ugrave; Nobel che medaglie.<br />
L&rsquo;unico grande Paese europeo nella nostra situazione &egrave; la Spagna (1 e 6) ma si pu&ograve; supporre che tra guerra civile e 40 anni di Franco siano rimasti un po&rsquo; indietro nella ricerca scientifica.<br />
Ora, misurare la qualit&agrave; di un sistema accademico-scientifico dal numero di premi Nobel &egrave; sicuramente grossolano, ma questo dato cos&igrave; semplice ci dice una cosa di cui ci siamo gi&agrave; resi conto da soli: in campo sportivo l&rsquo;Italia &egrave; una grande potenza (soprattutto se si considerano anche le altre grandi manifestazioni sportive: mondiali di calcio e di ciclismo, sport invernali, Formula 1, MotoGP, Coppa America etc.) e in campo scientifico non lo &egrave;. <br />
Tra l&rsquo;altro, l&rsquo;Italia non &egrave; uno di quei Paesi che, per motivi genetici e/o storico-geografici, sono particolarmente avvantaggiati in certe competizioni, come gli Etiopi nella corsa o i Finlandesi nello sci di fondo. Non siamo neanche, come ogni lettore di Gianni Brera sa bene, una razza di atleti naturali. Al contrario, le nostre vittorie sono quasi sempre il risultato, oltre ovviamente che del talento naturale, di un allenamento di anni supportato da strutture (allenatori, medici, psicologi, scienziati, centri sportivi) di alto livello. In altre parole, sono il prodotto di un sistema. Perch&eacute; allora il sistema sport ottiene grandi successi ed il sistema scienza molto meno? Cercheremo in questo articolo di abbozzare un&rsquo;analisi.<br />
<br />
La ricerca del talento<br />
Si pu&ograve; dire che il sistema dello sport agonistico nel suo complesso abbia come fondamento essenziale la ricerca e valorizzazione del talento. Ovunque nella Penisola un ragazzo dimostri una predisposizione a tirar calci ad un pallone, a nuotare, a correre, ci sar&agrave; qualcuno che se ne accorger&agrave; e cercher&agrave; di inserirlo in un ambito dove le sue doti possano svilupparsi: una squadra pi&ugrave; importante, un maestro pi&ugrave; bravo, dei compagni-rivali al suo livello. Questo &egrave; un principio fondamentale che nessuno (atleti, allenatori, genitori) mette in discussione. Qualcuno pu&ograve; pensare che il suo talento non venga adeguatamente riconosciuto, che gli tocchi fare troppa panchina, ma tutti riconoscono in astratto che gli atleti pi&ugrave; dotati debbano essere incoraggiati. Nessuno crede che Rosolino debba nuotare in corsia con i bambini ciccioni o che Baggio debba rimanere a giocare nella squadra della parrocchia.<br />
Il sistema scolastico, naturalmente, funziona in modo diametralmente opposto. Si ha anzi talvolta il sospetto che esso sia concepito appositamente per scoraggiare il talento (basti leggere in proposito il bel libro Una barca nel bosco di Paola Mastrocola). Anzitutto, non esiste nessuna &ldquo;corsia preferenziale&rdquo; per i giovani pi&ugrave; dotati. Il giovane Enrico Fermi proseguir&agrave; i suoi studi nella stessa classe con qualcuno che nella vita far&agrave; magari il gestore di una stazione di servizio. Visto che naturalmente non si pu&ograve; pretendere che gli altri ragazzi facciano girare il cervello al ritmo di Fermi, sar&agrave; lui ad essere penalizzato e a dover lavorare per anni al di sotto del suo potenziale. <br />
Si potrebbe ingenuamente pensare a dei corsi speciali di pomeriggio per consentire ai pi&ugrave; bravi di approfondire gli argomenti che li interessano, magari con lezioni un poco pi&ugrave; impegnative. Sbagliato: i corsi pomeridiani, i cosiddetti sportelli didattici, sono destinati ai ragazzi in difficolt&agrave;, ovvero (nel 90% dei casi) a quelli che non studiano neanche la mattina. <br />
Si verifica addirittura il caso, difficile da credere per chi non ne abbia avuto esperienza, che agli esami di maturit&agrave; la promozione degli elementi pi&ugrave; scarsi venga concessa dai professori esterni in cambio dell&rsquo;abbassamento dei voti ai pi&ugrave; bravi.<br />
Ora, qualunque proposta di istituire scuole per i ragazzi pi&ugrave; dotati suona come un&rsquo;eresia inaccettabile nel dibattito politico del nostro Paese. Visto che per&ograve; genitori e studenti non sono fessi e capiscono benissimo che &egrave; opportuno che ognuno si circondi di persone grosso modo del proprio livello, questa divisione si &egrave; creata nei fatti e si &egrave; creata nel modo sbagliato: per tipo di scuola. Chiunque abbia a che fare con il mondo della scuola sa che esiste una specie di gerarchia non scritta in cui il Liceo Classico &egrave; la serie A1, lo Scientifico la serie A2, l&rsquo;Istituto Tecnico la serie B e l&rsquo;Istituto Professionale la C. Il risultato &egrave; che ci troviamo nella situazione in cui chi vuole fare degli studi al pi&ugrave; alto livello va al Liceo Classico, e quindi un corso di studi che in qualunque altro Paese del mondo sarebbe da specialisti, destinato a chi vuol fare l&rsquo;archeologo, il professore di Filosofia o di Greco, diventa la formazione standard dei giovani pi&ugrave; bravi.<br />
<br />
Premiare i talent scouts<br />
Allenare un atleta di valore richiede molto impegno. Anzitutto perch&eacute; si allena tutti i giorni, poi perch&eacute; deve gareggiare, perch&eacute; si &egrave; sottoposti (atleta e tecnico) ad una pressione psicologica maggiore, perch&eacute; i metodi e gli strumenti di allenamento devono essere sempre all&rsquo;avanguardia. Il motivo principale per cui molti allenatori si sobbarcano questi impegni gravosi &egrave; ovviamente la passione. Chiunque faccia quel lavoro sogna di scovare tra i suoi allievi la gemma: il nuovo Chechi, il nuovo Masala, la nuova Vezzali. Tuttavia, non &egrave; questa l&rsquo;unica ragione. Chi (allenatore o societ&agrave;) &egrave; bravo a scoprire, coltivare e valorizzare talenti sa che sar&agrave; premiato. La societ&agrave; riceve pi&ugrave; fondi, sia pubblici che dagli sponsor e dagli iscritti, e l&rsquo;allenatore ha la possibilit&agrave; di fare carriera e magari entrare nel giro della Nazionale, o delle societ&agrave; pi&ugrave; importanti. A loro volta le Federazioni ricevono fondi dal CONI&nbsp; in base ai risultati che ottengono. <br />
Naturalmente nulla del genere vale per le scuole (ed in sostanza anche per le Universit&agrave;). Dal punto di vista delle risorse economiche per un liceo piazzare 5 studenti alla Normale di Pisa o all&rsquo;Ucciardone &egrave; esattamente la stessa cosa. La carriera di un professore non dipende in nessun modo dalla qualit&agrave; del suo lavoro. Nessuna informazione viene diffusa sui risultati ottenuti dalle singole scuole (a differenza di ci&ograve; che avviene ad esempio nel Regno Unito, dove con la tipica passione anglosassone per le classifiche si pubblica ogni anno il ranking delle migliori scuole: <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/life_and_style/education/school_league_tables/">http://www.timesonline.co.uk/tol/life_and_style/education/school_league_tables/</a>).<br />
Vista la totale mancanza di incentivi, insegnanti e scuole non si concentrano affatto sulla valorizzazione del talento. Al contrario, gli unici stimoli vengono dalla necessit&agrave; di evitare la perdita di cattedre per mancanza di studenti (cui spesso si rimedia abbassando gli standard e garantendo promozioni facili) e dal timore del minaccioso &ldquo;ricorso al TAR&rdquo; dello studente bocciato, spada di Damocle di ogni Preside ed origine di tante promozioni immeritate.<br />
<br />
La battaglia per il talento<br />
In Italia esistono numerosi gruppi sportivi facenti capo alle diverse Forze Armate e di Polizia: Carabinieri, Fiamme Oro, Fiamme Gialle, Fiamme Azzurre, Corpo Forestale etc.<br />
Quando un atleta di valore raggiunge la maggiore et&agrave; viene contattato da uno o pi&ugrave; di questi gruppi che gli offrono la possibilit&agrave; di allenarsi, uno stipendio ed una futura carriera. Il motivo &egrave; chiaro: avere un grande atleta nei propri ranghi d&agrave; lustro e prestigio a questi Corpi dello Stato.<br />
Ora, nessuna Universit&agrave; si sognerebbe mai di andare a contattare un diplomato, un laureato, un ricercatore per quanto brillante per offrirgli una borsa di studio, un dottorato o una cattedra. Il meccanismo &egrave; anzi opposto: quando si bandisce un concorso, nel 90% dei casi &egrave; per dare un posto a qualcuno che si trova gi&agrave; in quella Universit&agrave;, ed eventuali candidati esterni sono considerati scocciatori e guastafeste.&nbsp; Quando una Facolt&agrave; offre spontaneamente borse di studio agli studenti che si iscrivono (&egrave; successo recentemente a Matematica e Fisica di Roma) &egrave; segno evidente che si trova alla disperazione per mancanza di matricole e teme di chiudere bottega.<br />
Se il talento che ci serve non si trova in Italia, siamo pronti ad andarlo a cercare in tutto il mondo. Non solo le nostre squadre di calcio e basket sono piene di campioni stranieri, ma se necessario assumiamo all&rsquo;estero anche gli allenatori (Velasco, Rudic, Bauer), i progettisti, i team manager. E nessuno protesta, anzi tutti sono contenti. Se &egrave; necessario per eccellere, si fa e basta. Addirittura se qualche atleta ha un lontano parente italiano, magari acquisito, gli facciamo prendere la cittadinanza per schierarlo in nazionale (basti pensare a Fiona May, a Camoranesi, a Josefa Idem).<br />
Al contrario, i nostri scienziati diventano cittadini di altri Paesi, come Modigliani o Giacconi. Negli USA met&agrave; degli studenti di dottorato in Scienze ed Ingegneria sono Cinesi o Indiani. Noi non attiriamo n&eacute; studenti, n&eacute; scienziati n&eacute; docenti.<br />
<br />
L&rsquo;abitudine all&rsquo;eccellenza<br />
Ogni volta che la nazionale italiana, in qualsiasi sport, scende in campo, lo fa per competere ai massimi livelli. Questo non solo negli sport dove siamo forti tradizionalmente, come la scherma o il tiro a volo, ma in tutti.<br />
Negli ultimi anni siamo stati capaci di battere il Brasile a calcio, gli USA a basket, la Russia nel volley, i Tedeschi nell&rsquo;automobilismo e cos&igrave; via. La Ducati lotta da pari a pari con la Honda che ha un fatturato 100 volte superiore.<br />
Si pu&ograve; dire tranquillamente che in qualsiasi disciplina, l&rsquo;avversario che deve affrontare l&rsquo;Italia &egrave; sempre preoccupato perch&eacute; sa che siamo sempre competitivi, ed abituati ad eccellere.<br />
Recentemente ho letto di un professore di Scienze della Sapienza che si vantava del fatto che tale facolt&agrave; era risultata la ventisettesima migliore del mondo. Ora, La Facolt&agrave; di Scienze della Sapienza &egrave; la pi&ugrave; grande ed importante d&rsquo;Italia, quella dei ragazzi di via Panisperna per intenderci. L&rsquo;equivalente della Juve nel calcio. Se l&rsquo;allenatore della Juve si vantasse di avere la 27&deg; squadra pi&ugrave; forte del mondo, verrebbe gentilmente ma fermamente accompagnato alla porta.<br />
Queste classifiche hanno naturalmente il valore che hanno, ma certo il fatto che nessuna di esse metta mai le Universit&agrave; italiane nei primi 50 posti deve farci riflettere. Ed ancora di pi&ugrave; ci deve far riflettere il fatto che la cosa non provochi grandi reazioni n&eacute; tra rettori e docenti n&eacute; nel mondo politico. Sembra che ci siamo adattati alla mediocrit&agrave; e si pensi che gli Atenei italiani siano destinati a restare per sempre in serie B.<br />
<br />
Il controllo sociale<br />
I mezzi di comunicazione (giornali, TV, internet) esercitano un controllo spietato sul meccanismo meritocratico dello sport agonistico. Se un allenatore, nel calcio ma non solo, tiene in squadra un incapace, se un atleta passa le notti in discoteca o sull&rsquo;Isola dei famosi invece di allenarsi, se una squadra non rende, si pu&ograve; stare sicuri che la cosa avr&agrave; una vasta risonanza e l&rsquo;opinione pubblica si far&agrave; sentire. Se un&rsquo;Olimpiade va male, il CT si dimette o viene cacciato.<br />
Non mi risulta che i media si siano mai preoccupati se una scuola va a rotoli, se un&rsquo;Universit&agrave; perde prestigio, se un concorso a cattedra viene vinto da un incompetente. Ovviamente nessuno si aspetta che il sistema scolastico riceva la stessa attenzione spasmodica del campionato di calcio; e tuttavia&nbsp; se sui giornali di Roma gli Irriducibili della Lazio ricevono uno spazio enormemente superiore a tutte le scuole ed Universit&agrave; cittadine messe insieme, questo significa che l&rsquo;efficienza del sistema formativo &egrave; sostanzialmente sottratta al controllo della pubblica opinione.<br />
<br />
Conclusione<br />
Una ricerca recente (<a href="http://www.lisboncouncil.net/media/lisbon_council_european_human_capital_index.pdf">http://www.lisboncouncil.net/media/lisbon_council_european_human_capital_index.pdf</a>) classifica l&rsquo;Italia all&rsquo;ultimo posto in Europa in quanto allo sfruttamento del proprio capitale intellettuale. <br />
Se una ricerca analoga venisse fatta riguardo al capitale sportivo, saremmo senza dubbio ai primissimi posti. Eppure il CONI &egrave; in fondo un carrozzone pi&ugrave; o meno come il Ministero della Pubblica Istruzione. L&rsquo;unica differenza &egrave; che il CONI ha tra i suoi obiettivi quello di valorizzare gli atleti d&rsquo;eccellenza, e si &egrave; organizzato il modo da ottenere ottimi risultati in questo senso, anche perch&eacute; migliori sono i risultati, pi&ugrave; soldi si prendono.<br />
Per il sistema dell&rsquo;istruzione valorizzare il talento degli studenti non significa nulla, e quindi non si fa nessuno sforzo in questa direzione.<br />
&nbsp;</p>]]></description>
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</item>
<item>
<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[La mozione congressuale di Ignazio Marino]]></title>
<description><![CDATA[<div class="testo"><b>Introduzione</b><br />
<br />
Noi italiani abbiamo il diritto di tornare a essere orgogliosi del nostro paese. Perch&eacute; l&rsquo;Italia &egrave; migliore di quanto vorrebbe la retorica del cinismo e del disincanto.<br />
<br />
Siamo una grande nazione di cittadini che vivono ogni giorno milioni di storie, fatte di lavoro, passione e creativit&agrave;. Donne e uomini che si impegnano a migliorare il proprio avvenire e che oggi alla politica chiedono soprattutto una prospettiva di speranza, insieme alla capacit&agrave; di restituire visione e senso del futuro.<br />
<br />
Per questo all&rsquo;Italia serve un Partito Democratico vivo e vitale.<br />
<br />
&Egrave; l&rsquo;idea stessa di democrazia a dover essere il filo conduttore delle scelte politiche e programmatiche del nostro partito.<br />
<br />
Una democrazia pi&ugrave; forte, che parta dai bisogni e dalle speranze di ogni singola persona e che punti ad includere un numero sempre maggiore di cittadini nella vita pubblica, sociale ed economica.<br />
<br />
Una democrazia che non &egrave; data una volte per tutte, ma che va nutrita, curata e rafforzata attraverso scelte politiche mirate: dalla singola comunit&agrave; cittadina alle istituzioni pubbliche, fino alle comunit&agrave; internazionali di cui l&rsquo;Italia &egrave; parte. Per noi la democrazia non pu&ograve; definirsi tale se continua a escludere le donne dalla vita pubblica e dai luoghi decisionali, che si priva del loro sguardo sul mondo, uno sguardo che tiene insieme e arricchisce tutta la societ&agrave;.<br />
<br />
Come recentemente ci hanno insegnato le donne e gli uomini dell&rsquo;Iran, la democrazia &egrave; strettamente legata all&rsquo;insopprimibile, umana, ricerca della libert&agrave;. Una tensione universale che, a cavallo del ventunesimo secolo, ha condotto decine di nuovi Stati ad adottare governi rappresentativi, a rafforzare la comunit&agrave; internazionale degli Stati democratici.<br />
<br />
Il rafforzamento della democrazia nel nostro paese, che ha il suo fondamento nella resistenza al nazi-fascismo e nell&rsquo;Assemblea Costituente, si &egrave; dovuto scontrare con i problemi dell&rsquo;arretratezza economica e culturale, con la criminalit&agrave; organizzata, con il terrorismo politico.<br />
<br />
Superate prove durissime, l&rsquo;Italia ha iniziato a conoscere, nel tempo della globalizzazione, un indebolimento della sua democrazia.<br />
<br />
La crisi delle nostre istituzioni politiche e delle classi dirigenti diffuse ha generato un significativo distacco di ampi strati di popolazione dal discorso pubblico, al quale si &egrave; sostituita una spettacolarizzazione continua vissuta come fine a se stessa da masse crescenti di persone, che non vedono altro mezzo per vivere un ruolo attivo nel corpo della societ&agrave;.<br />
<br />
L&rsquo;Italia &egrave; fatta di comunit&agrave; locali coese, di coraggio quotidiano e di capacit&agrave; solidale, offuscati da una narrazione in cui prevale un modello caratterizzato dall&rsquo;individualismo clientelare, dalla furbizia cinica, che finisce per svuotare sistematicamente il senso civico nazionale.<br />
<br />
Il Partito Democratico deve curare, a partire dallo sviluppo di una sana vita democratica al suo interno e nelle politiche che promuove, la crescita di un forte senso civico, imparando a riscoprire tradizioni millenarie che, in passato, sono state capaci di contaminare l&rsquo;Europa intera.<br />
<br />
L&rsquo;Italia ha bisogno di tornare ad avere a cuore la propria democrazia. Avere a cuore la democrazia significa poter declinare in positivo e con un orizzonte largo ogni politica e ogni decisione. Avere a cuore la democrazia significa combattere le disuguaglianze economiche e sociali, lottare contro le discriminazioni e per i diritti di tutti, mirare all&rsquo;integrazione di tutti i cittadini. Avere a cuore la democrazia significa progettare uno sviluppo economico dinamico e inclusivo, senza lasciare sacche di povert&agrave; e di marginalit&agrave;.<br />
<br />
Avere a cuore la democrazia significa affrontare le urgenze del mondo del lavoro, far cessare le forme intollerabili di precariet&agrave; &ndash; la &ldquo;via italiana&rdquo; alla flessibilit&agrave; e alla competizione, che ha avuto risultati disastrosi per il futuro delle nuove generazioni. Avere a cuore la democrazia significa investire oggi in maniera strategica sulla scuola e sulla ricerca scientifica.<br />
<br />
Avere a cuore la democrazia significa far tornare la questione meridionale al centro di un grande progetto di governo nazionale. Una pi&ugrave; efficace presenza dello Stato deve andare di pari passo con un profondo senso di uguaglianza territoriale per il quale nulla di ci&ograve; che &egrave; normale e scontato a Milano non possa che essere normale e scontato anche a Palermo, e viceversa.<br />
<br />
Avere a cuore la democrazia significa riformare il campo dei media attraverso una nuova e severa legislazione antitrust, necessaria per allargare non solo l&rsquo;accesso a un&rsquo;informazione politica pluralista, ma un mercato della pubblicit&agrave; meno concentrato, che consenta il libero dispiegarsi della creativit&agrave; nazionale nell&rsquo;impresa economica, che oggi trova una strozzatura chiave nei regimi di quasi-monopolio dell&rsquo;informazione.<br />
<br />
Avere a cuore la democrazia futura significa dimostrare una naturale attenzione verso il presente, attraverso dispositivi che mirino a risolvere la crisi economica, sociale e culturale che stiamo attraversando.<br />
<br />
Il concetto inclusivo della democrazia, intesa come un processo continuo e una chiara direzione di marcia, &egrave; quindi nome, simbolo e sostanza del Partito Democratico. Un partito che mette al cuore della propria ragion d&rsquo;essere la stessa ricerca individuale della libert&agrave; da cui si origina lo spirito e la sostanza della democrazia stessa.<br />
<br />
Uno Stato democratico non impone alcuna scelta individuale, ma difende ogni religione, ogni credo, ogni opinione politica, ideologica o la loro assenza, nei limiti in cui esse non contrastino con i principi di uguaglianza sostanziale e inclusiva della democrazia.<br />
<br />
Da questa premessa discendono naturalmente le opzioni politiche e programmatiche contenute in questa mozione, senza alcuna differenza: si riferiscano esse alla vita interna del Partito Democratico, oppure tratteggino priorit&agrave; politiche e programmatiche da mettere a disposizione del Paese.<br />
<br />
L&rsquo;Italia ha bisogno di pi&ugrave; democrazia, l&rsquo;Italia ha diritto di riscoprire l&rsquo;orgoglio di s&eacute;, della sua dignit&agrave;, della sua storia, del suo lavoro, delle sue comunit&agrave;. Ha bisogno di guardare al futuro con speranza e con fiducia.<br />
<br />
Per questa ragione ci presentiamo cos&igrave;: italiani e democratici.<br />
<br />
<b>Partito e Democratico</b><br />
<br />
Partito e Democratico<br />
<br />
L&rsquo;Italia ha bisogno di un Partito Democratico.<br />
<br />
Un partito che riparta dalle persone. Dalla qualit&agrave; e dai bisogni delle loro vite, e anche dalle loro attese e speranze. <br />
<br />
Un partito che abbia una direzione politica chiara, frutto della partecipazione dei suoi aderenti e dei suoi sostenitori.  <br />
<br />
Un partito che abbia una linea verticale a doppio senso, dalla base dei suoi iscritti alle figure di riferimento politico nazionale, e conosca anche una dimensione orizzontale, di scambio e collaborazione tra i territori, i circoli, le amministrazioni locali, condividendo le buone pratiche. Non gerarchie, insomma, ma rapporti e relazioni. <br />
<br />
Un partito libero dalle correnti, che abbia un assetto federale, riconosca l&rsquo;autonomia dei territori e dei circoli e la sostenga con risorse adeguate. <br />
<br />
Un partito che sappia coniugare strumenti moderni e antiche modalit&agrave; di relazione, che sappia rinnovare un messaggio di coinvolgimento, di partecipazione, di apertura alla societ&agrave;. <br />
Un partito che non sia centralista n&eacute; autoreferenziale.<br />
<br />
Un partito che non sia di nessuno, perch&eacute; &egrave; di tutti coloro che ritengono di poter partecipare alla sua vita democratica.  <br />
<br />
Un partito esemplare che pratichi le cose che dice, che si assuma la responsabilit&agrave; di quello che propone, che sia riformista prima di tutto di se stesso. <br />
<br />
Un partito aperto, trasparente e credibile come vorremmo che fosse l&rsquo;Italia.  <br />
<br />
Un partito che si qualifichi non solo per la coerenza con alcuni principi fondamentali, ma per le risposte che sa offrire ai cittadini, rispetto alla loro vita quotidiana e alle esigenze che pi&ugrave; sentono. <br />
<br />
Un partito che sappia indicare la via, senza avere la presunzione di imporla, ma confrontandola con i desideri e le speranze di chi vuole raccoglierne il messaggio. <br />
<br />
Un partito aperto sul Paese e naturalmente aperto sul centrosinistra. <br />
<br />
Un partito che guardi all&rsquo;esterno, che si prenda cura degli elettori di tutto lo schieramento progressista, che apra con loro un confronto, che miri a rappresentarli il pi&ugrave; possibile.<br />
<br />
Un partito che abbia un forte respiro maggioritario, che costruisca le proprie alleanze a partire dal proprio profilo e da quello che vuole per il Paese, non in base alla convenienza elettorale o al mero esercizio politicista di cui abbiamo avuto fin troppi esempi in questi anni.<br />
<br />
Un partito che non vuole ridurre le proprie ambizioni e la portata del proprio progetto.<br />
<br />
Un partito che sia ancora convinto che &egrave; necessario aprire un lungo ciclo riformista in Italia, e che intenda stabilizzare il bipolarismo. <br />
<br />
Un partito che voglia restituire dignit&agrave; alla politica. <br />
<br />
Un partito che sappia valutare il proprio lavoro, che si ponga il tema del rapporto costante con il proprio elettorato e una valutazione trasparente del proprio percorso e del lavoro svolto da chi lo rappresenta ad ogni livello. <br />
<br />
Un partito che sappia qualificarsi attraverso le proprie campagne, che sia riconoscibile e credibile.  <br />
<br />
Un partito che sappia distinguere da territorio a territorio proprio perch&eacute; vuole tenere unito il Paese. <br />
<br />
Un partito che guardi avanti e fuori, verso la societ&agrave; e verso il futuro. <br />
<br />
Un partito primario e dopario, capace di aprire alla societ&agrave; la scelta delle persone e delle idee che promuove. <br />
<br />
Un partito che si dia delle regole comprensibili e semplici, che siano rispettate.<br />
<br />
Un partito che abbia a cuore i diritti di tutti. <br />
<br />
Un partito che sappia denunciare le cose che non vanno, le ingiustizie, i soprusi. <br />
<br />
Un partito che rispetti le minoranze e le diverse sensibilit&agrave; che ne fanno parte, avviando un dibattito aperto, non pregiudiziale, inclusivo e responsabile. <br />
<br />
Un partito che superi la questione delle quote con una norma antidiscriminatoria per cui donne e uomini non possano essere rappresentati in una misura minore del 40% e comunque non maggiore del 60%, avendo a cuore l&rsquo;obiettivo e la maturit&agrave; necessaria per affrontarlo e per raggiungerlo e per consentire cos&igrave; la piena assunzione di responsabilit&agrave; delle donne a tutti i livelli. <br />
<br />
Un partito laico. <br />
<br />
Un partito che sia centro di elaborazione, aperto e contendibile, sulle questioni di maggiore attualit&agrave; e di pi&ugrave; forte impatto sulla vita delle persone. <br />
<br />
Un partito che sia strutturato perch&eacute; partecipato. <br />
<br />
Un partito che faccia rete, in tutti i sensi: un partito che tenga collegate e che miri ad integrare le esperienze dei circoli con quelle del web. <br />
<br />
Un partito abbia senso dello Stato, in tutte le sue articolazioni. <br />
<br />
Un partito che parli la lingua delle persone e che si faccia capire, che bandisca le formule astruse e il gergo della politica. <br />
<br />
Un partito che non viva di contraddizioni (la pi&ugrave; classica: apparati versus societ&agrave; civile), ma che sappia rappresentare nel migliore dei modi un dialogo costante con la societ&agrave;.<br />
<br />
Un partito che sia esigente soprattutto con se stesso.<br />
<br />
Un partito che sia partito e democratico. <br />
<br />
<b>Il nostro futuro</b><br />
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Le sfide del PD per costruire il futuro partono da cinque parole.<br />
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<i><b>Apertura.</b></i> Vogliamo aprire l&rsquo;Italia. Oggi siamo un paese chiuso, in cui &egrave; difficile spostarsi sia fisicamente che in termini di crescita economica e sociale. Siamo un paese in cui sono chiuse le reti, i mercati, i sistemi di trasporto. Siamo un paese che ha bisogno di maggiore trasparenza, di modernit&agrave;, che ha sete di innovazione. Vogliamo dare dignit&agrave; ai cittadini quando sono utenti e consumatori; vogliamo fare della pubblica amministrazione una controparte amica, efficiente e responsabile e mettere i cittadini e le imprese nella condizione di adempiere pi&ugrave; semplicemente ai propri doveri. Vogliamo combattere i monopoli, le corporazioni, le oligarchie per dare ai cittadini e alle imprese la libert&agrave; di scegliere e di crescere in un ambiente economico sano e favorevole. Vogliamo riformare profondamente gli ordini professionali e consentire un accesso pi&ugrave; facile e trasparente alle informazioni, alle professioni, alla ricerca, al credito, ai fondi strutturali europei. Vogliamo diffondere la banda larga in tutto il Paese per superare il &ldquo;digital divide&rdquo; e diffondere informazioni libere e facilmente accessibili a tutti i cittadini. Siamo anche un paese chiuso sul piano sociale. Vogliamo un paese che punti all&rsquo;inclusione di tutti i suoi cittadini e nel quale nessuno si senta economicamente o socialmente discriminato. Vogliamo un paese che dia alle donne pi&ugrave; peso e dignit&agrave;, insieme allo spazio e alla possibilit&agrave; di assumere pari responsabilit&agrave; e contribuire come gli uomini alla crescita economica e sociale del Paese. Vogliamo un paese in cui i carichi di famiglia siano equamente distribuiti tra uomini e donne. Vogliamo un paese che rispetti le proporzioni nella presenza delle donne nei Consigli di Amministrazione e in tutti i luoghi in cui si prendono le decisioni fondamentali per la vita e l&rsquo;economia del Paese.<br />
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<i><b>Coraggio. </b></i>Vogliamo che l&rsquo;Italia sappia interpretare e vincere le sfide del nostro tempo. Un Paese che dia risposte ai cambiamenti in atto nella societ&agrave;. Un Paese che non discrimini nessuno dei suoi cittadini e che sia aperto a coloro che da tutto il mondo portano qui le proprie speranze per il futuro, le proprie capacit&agrave;, il proprio contributo alla crescita e alla prosperit&agrave; delle nostre comunit&agrave;. Un Paese laico, che pur riconoscendo e rispettando la propria tradizione cristiana, accolga e faccia sentire liberi e rispettati sia i credenti che i non credenti; dove si possa continuare a scegliere e determinare i trattamenti sanitari a cui essere sottoposti; in cui tutte le famiglie siano ugualmente riconosciute e valorizzate; che sia amico dei bambini; in cui si lavori attivamente per riconoscere pari opportunit&agrave; a tutti i cittadini. Un Paese dove al cittadino sia riconosciuta in via di principio la responsabilit&agrave; di autodeterminarsi e dove si lavori attivamente per fare in modo che ciascuno abbia la possibilit&agrave; di realizzare il proprio progetto di vita. Un Paese che affronti il problema della casa mettendo in atto politiche straordinarie per l&rsquo;edilizia residenziale pubblica, il social housing e una politica attiva per gli affitti. Un Paese che attui politiche per l&rsquo;ambiente e la sostenibilit&agrave;, che pensi a uno sviluppo integrato con uno sguardo etico e globale.<br />
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<i><b>Merito.</b></i> Vogliamo un&rsquo;Italia che utilizzi al massimo l&rsquo;eccellenza delle proprie imprese e la capacit&agrave; dei propri cittadini, dando loro la possibilit&agrave; di esprimere appieno le proprie potenzialit&agrave;. Vogliamo un Paese che valorizzi le capacit&agrave; di produrre ricerca e innovazione, dando la possibilit&agrave; ai nostri ricercatori di lavorare e studiare in universit&agrave; che siano organizzate, valutate e finanziate alla stregua dei migliori atenei del mondo. Un Paese in cui le classi dirigenti siano selezionate sulla sola base delle proprie capacit&agrave;, dove il merito sia premiato attraverso meccanismi che sanciscono una responsabilit&agrave; diretta in capo a chi &egrave; chiamato a scegliere. Un Paese in cui ai giovani siano concessi mezzi e possibilit&agrave; di crescere professionalmente in ambienti lavorativi che incoraggino l&rsquo;investimento sulle proprie capacit&agrave; e fondi per sostenere idee imprenditoriali. Un Paese che non abbia timore di veder partire i propri talenti ma che sia in grado di attrarre talenti dall&rsquo;estero in maggior misura di quelli che partono.<br />
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<i><b>Protezione.</b></i> Vogliamo essere una comunit&agrave; coesa e forte, che persegue il bene comune. Vogliamo un Paese con un forte senso di legalit&agrave;, rispettoso delle regole, consapevole dell&rsquo;importanza dei doveri di ciascuno. Vogliamo un Paese sicuro in ogni senso: sicuro sul lavoro, sicuro per le strade, sicuro nelle citt&agrave;, che garantisca la sicurezza dei propri cittadini attraverso una protezione civile che lavori per prevenire e minimizzare le conseguenze delle calamit&agrave; naturali e non solo per gestirne le conseguenze. Un Paese dove la giustizia sia efficiente, rapida e uguale per tutti. Un Paese in cui viga la certezza della pena e che rispetti la dignit&agrave; dei detenuti. Un Paese libero dal cancro della criminalit&agrave; organizzata, dal fardello dell&rsquo;evasione fiscale, dalla corruzione, dall&rsquo;inquinamento e dai rifiuti. Che tuteli con determinazione il paesaggio e il territorio, le sue bellezze artistiche e naturali e la sua eredit&agrave; culturale, unica in tutto il mondo. Vogliamo un Paese che si prenda cura dei pi&ugrave; deboli, che sostenga chi &egrave; in difficolt&agrave;. Un Paese in cui ci si prenda cura di coloro che hanno meno, dove il benessere della comunit&agrave; sia misurato sul benessere degli ultimi.<br />
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<i><b>Libert&agrave;. </b></i>Vogliamo un&rsquo;Italia della democrazia e della partecipazione. Vogliamo un Paese dove i poteri dello Stato agiscano nel rispetto reciproco, formale e sostanziale, preservando il prestigio e la credibilit&agrave; delle istituzioni. Un Paese in cui esista una rigorosa responsabilit&agrave; politica: dove la maggioranza abbia efficaci strumenti di governo, e l&rsquo;opposizione efficaci strumenti di controllo ed entrambe siano sottoposte al vaglio critico del corpo elettorale. Un Paese dove i partiti non occupino le istituzioni. Dove al cittadino sia data la possibilit&agrave; di formare, prima che di esprimere, liberamente la propria opinione. Un Paese nel quale l&rsquo;informazione sia libera e che risponda sempre all&rsquo;opinione pubblica e mai al potere. Un Paese nel quale la compagine parlamentare sia scelta dai cittadini e non dalle oligarchie, dove il potere sia effettivamente contendibile e le differenze di posizioni emergano alla luce del sole per essere liberamente valutate dalla pubblica opinione. <br />
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<b>Un nuovo pensiero</b><br />
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1.<br />
La crisi che attraversiamo &egrave; destinata a mettere il mondo e l&rsquo;Europa di fronte alle conseguenze di una globalizzazione che ha impoverito i cittadini, fatto scivolare verso il basso i ceti medi nei paesi industrializzati, aumentato le disuguaglianze sociali. La ricchezza si &egrave; progressivamente distaccata dal lavoro delle donne e degli uomini, e troppo spesso sono andate sprecate intelligenze e risorse naturali che rendono vivibile il pianeta.<br />
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Anche in tempi di crisi, per&ograve;, la politica deve darsi l&rsquo;obiettivo strategico di migliorare la vita delle persone, riducendo gli effetti negativi del ciclo economico: occorre una nuova visione dell&rsquo;economia nella quale lo Stato provvede in modo non invadente ma forte dove il mercato non basta (welfare, istruzione, salute, innovazione, nuove tecnologie) e in cui la politica crea le condizioni per la crescita economica e occupazionale.<br />
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In questi mesi il dibattito e l&rsquo;iniziativa politica italiana, e per molti versi anche europea, sono rimasti ben al di sotto della gravit&agrave; della crisi. Gli unici ad aver delineato una strategia attiva capace di responsabilizzare le imprese e le persone sono stati gli Stati Uniti di Barack Obama, il quale ha fatto propria l&rsquo;idea che il modo pi&ugrave; rapido per uscire dalla crisi sia investire sui tempi lunghi: scuola, universit&agrave;, ricerca, green economy, grandi investimenti, insieme all&rsquo;estensione universale della copertura sanitaria.<br />
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Quell&rsquo;Europa che si proponeva di diventare l&rsquo;economia basata sulla conoscenza pi&ugrave; competitiva e dinamica del mondo, di tenere insieme mercato e coesione sociale, sviluppo e sostenibilit&agrave;, sembra definitivamente emigrata oltre Atlantico.<br />
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2.<br />
Il Partito Democratico deve darsi una missione che vada oltre i confini del nostro Paese, tornando ad essere protagonista a livello europeo e internazionale.<br />
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All&rsquo;interno della casa europea la dimensione dello Stato-nazione si sta rivelando insieme troppo piccola e troppo grande per affrontare i nodi che la crisi ci pone: la politica nazionale pu&ograve; tornare decisiva se sar&agrave; capace di delegare verso un livello sovranazionale poteri che solo a quel livello possono essere credibilmente esercitati, e verso i territori l&rsquo;elaborazione ed attuazione concreta delle politiche di sviluppo.<br />
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Il PD deve collocarsi tra le idee e i luoghi, comprendere intimamente le dinamiche economiche sia a livello globale che nei contesti a noi pi&ugrave; prossimi, proponendosi come punto di riferimento per un nuovo e pi&ugrave; coraggioso europeismo democratico e valorizzando al massimo l&rsquo;autonomia e la capacit&agrave; progettuale dei territori.<br />
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3.<br />
Il Partito Democratico deve darsi una cultura economica autonoma, indicare un credibile modello economico-sociale capace di sconfiggere l&rsquo;egoismo che investe la vita civile e di entrare in sintonia con l&rsquo;enorme vitalit&agrave; presente nella societ&agrave; italiana.<br />
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Si deve operare con decisione per la costruzione di un&rsquo;idea di mercato che si diriga risolutamente nella direzione di uno sviluppo etico, sostenibile da un punto di vista ambientale, sociale e occupazionale.<br />
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C&rsquo;&egrave; la necessit&agrave; di uno shock di innovazione e di liberalizzazione, con regole chiare ed efficaci, per eliminare cause e perpetuarsi di rendite di posizione di qualsiasi tipo e sbloccare risorse inutilizzate e capacit&agrave; creativa e imprenditoriale.<br />
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Liberalizzazioni e concorrenza sono decisive, ma devono accompagnarsi a politiche industriali e devono facilitare l&rsquo;obiettivo di agganciare le nostre imprese ai nuovi driver dello sviluppo mondiale: le energie rinnovabili e le scienze della vita e della salute.<br />
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Occorre inoltre rendere principi fondanti di ogni politica la responsabilit&agrave; individuale e il merito, naturali interfacce di un&rsquo;idea democratica dell&rsquo;uguaglianza delle opportunit&agrave; che si traduce nel mettere a disposizione di tutti sempre maggiori risorse, strumenti e diritti e nel rafforzare i legami di solidariet&agrave; all&rsquo;interno della comunit&agrave;.<br />
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Solo cos&igrave; il riconoscimento anche economico dei meriti e delle capacit&agrave; individuali non indebolisce il senso di appartenenza a una comune societ&agrave;, ma al contrario diventa nel sentire di tutti il mezzo collettivo per conseguire un maggiore benessere.<br />
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Occorre prendere sul serio, al Nord come al Sud, la societ&agrave; a imprenditoria diffusa: una societ&agrave; a imprenditorialit&agrave; diffusa &egrave; un valore perch&eacute; porta le persone ad auto-organizzarsi responsabilmente nel lavoro come nella vita sociale, nella famiglia e nell&rsquo;associazionismo. Ma una societ&agrave; a imprenditoria diffusa ha bisogno di buona politica, una politica capace di fornire quei beni pubblici che il mercato non &egrave; in grado di produrre e di assicurare un&rsquo;equa redistribuzione della ricchezza.<br />
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Diversamente dalla destra, che tende a interpretare la societ&agrave; a imprenditoria diffusa come manifestazione dell&rsquo;anti-politica e come liberazione dai vincoli di solidariet&agrave;, il Partito Democratico deve raccogliere la domanda di buona politica che la societ&agrave; a imprenditoria diffusa esprime, superando quell&rsquo;atteggiamento di distacco, spesso pregiudiziale, nei confronti dell&rsquo;economia di impresa che ha caratterizzato la nostra azione politica in passato.<br />
Per poter parlare davvero di sviluppo e di futuro serve poi una vera e propria liberazione dalla criminalit&agrave; organizzata, vincolo insostenibile per l&rsquo;economia e l&rsquo;attivit&agrave; di impresa, ostacolo per competitivit&agrave;, investimenti, per una societ&agrave; pi&ugrave; giusta e prospera.<br />
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4.<br />
Per valorizzare meriti e talenti bisogna ridare dignit&agrave; al lavoro e al suo valore esistenziale e sociale. L&rsquo;Italia deve tornare a perseguire politiche orientate alla piena e buona occupazione, erodendo le differenze enormi tra Nord e Sud in termini di occupazione, in particolare di quella femminile.<br />
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Per dare maggiori garanzie ai lavoratori, abbassare i costi contrattuali delle imprese e favorire la massima occupazione si deve fare ricorso alla flessibilit&agrave; intesa non come precariet&agrave;, ma come possibilit&agrave; di arricchimento personale e professionale, in un percorso di vita che consenta tanto l&rsquo;investimento sulla propria professionalit&agrave; che la garanzia di una protezione nei momenti di debolezza e di rischio.<br />
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La flessibilit&agrave;, caratteristica inevitabile del lavoro nella nostra modernit&agrave;, non va considerata come una disgrazia. Quello che i giovani temono sono disoccupazione e precariato privo di regole, percepiscono l&rsquo;iniquit&agrave; di un mercato del lavoro che vede gomito a gomito lavoratori protetti e lavoratori talvolta privi anche di diritti elementari quali la malattia, la maternit&agrave;, le ferie.<br />
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Una flessibilit&agrave; bilanciata, quindi, &egrave; il nostro valore per regolare il mercato del lavoro: contratti a tempo indeterminato che consentano un rapporto continuativo e tendenzialmente stabile con il datore di lavoro; salario minimo e garanzie di reddito come protezione per chi perde il lavoro; formazione continua per aumentare il proprio bagaglio e il proprio valore professionale.<br />
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5.<br />
Finanziare le politiche necessarie a far fronte alla crisi: ecco uno dei nodi del nostro tempo e della nostra politica. Bisogna razionalizzare e rendere pi&ugrave; efficiente la spesa pubblica, riducendo gli sprechi in modo netto e senza timore di attaccare anacronistici privilegi e rendite di posizione: tagliare i costi della politica, sradicare la corruzione e tutti quei fattori di un sistema pigro e incapace di emendarsi.<br />
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Anche la leva fiscale &egrave; importante per reperire gli strumenti necessari, certo, e la riduzione radicale dell&rsquo;evasione fiscale &egrave; per noi un obiettivo strategico. Ma dobbiamo fare in modo che il fisco che non sia vissuto come punitivo dai cittadini e che sia pi&ugrave; efficiente e rapido, iniziando da una grande opera di riorganizzazione che migliori efficienza e pro attivit&agrave;: un fisco che solleciti gli operatori economici ad adottare comportamenti virtuosi, corretti ed etici introducendo agevolazioni e premialit&agrave; nei confronti di chi, ad esempio, adotta comportamenti ecologicamente corretti.<br />
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Il credito e la finanza sono fondamentali per la crescita, ma devono essere regolati, per evitare sia comportamenti eccessivamente rischiosi, sia l&rsquo;allocazione di risorse a vantaggio di pochi, spesso portatori di conflitti di interesse e rendite di posizione. Occorre, invece, riequilibrare l&rsquo;asimmetria delle informazioni e del potere tra istituzioni finanziarie e cittadini e aprire anche la finanza ad una maggiore e trasparente concorrenza, spezzando il legame tra credito e politica e creando maggiore imprenditorialit&agrave;.<br />
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6.<br />
Un uso intelligente ed efficace delle leve del bilancio e una politica che metta al centro le regole, gli interessi democratici e il bene della comunit&agrave;, per noi, in questa fase significa concentrarsi su tre obiettivi.<br />
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Sostenere i redditi delle famiglie per far ripartire i consumi.<br />
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Riparare alla drammatica e scandalosa situazione per la quale chi non ha lavoro o lo perde, in Italia, grande potenza industriale del mondo, si trova sul baratro della disperazione.<br />
Fornendo ammortizzatori sociali universali che siano una rete di protezione nelle fasi lavorative difficili della vita dei cittadini.<br />
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Sostenere i talenti italiani, il Made in Italy, il tessuto delle piccole e medie imprese, il turismo, la cultura, l&rsquo;arte, lo spettacolo, la ricerca, la qualit&agrave; straordinaria della nostra agricoltura e lo sviluppo delle innovazioni nel settore dell&rsquo;ambiente e della salute, potenziale fonte di nuove imprese, di nuova ricchezza, di nuovi mercati. Investire sui campi sui quali le grandi democrazie occidentali poggiano il loro futuro.<br />
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7.<br />
La crisi globale mette fine anche ad un&rsquo;idea solo quantitativa dello sviluppo: per quella via il pianeta non regge, esplode dal punto di vista economico e ambientale. Gli individui soffrono, si distaccano dai loro pi&ugrave; profondi desideri e bisogni, non si realizzano in tutte le loro potenzialit&agrave; umane. &Egrave; dunque l&rsquo;ora di un riformismo democratico e coraggioso, in grado di innalzare il livello di civilt&agrave; del mondo contemporaneo.<br />
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Non solo questo &egrave; giusto e moralmente auspicabile, ma &egrave; indispensabile per competere e dialogare con le immense popolazioni dei nuovi protagonisti della storia: l&rsquo;India, la Cina, i paesi emergenti di nuovo sviluppo. Nessuna barriera li potr&agrave; fermare, nessun protezionismo potr&agrave; dissuaderli nel giocare fino in fondo le loro carte. E come abbiamo visto, le bombe e la guerra portano solo tragedia e moltiplicano i problemi.<br />
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Occorre misurarsi con questa realt&agrave; in modo aperto, democratico e consapevole. Occorre lottare per un mondo multipolare, per reti di dialogo e collaborazione.<br />
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In quest&rsquo;ottica l&rsquo;Italia ha molte chance: la qualit&agrave; italiana pu&ograve; conquistare mercati. La civilt&agrave; del suo assetto sociale, se innalzata e valorizzata, pu&ograve; essere ponte concreto con i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e con i commerci che affluiscono dall&rsquo;Oriente. L&rsquo;Italia pu&ograve; attrarre nuovi studenti, turisti, imprenditori, scienziati. Pu&ograve; essere protagonista di relazioni e autorevole interlocutore internazionale.<br />
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8.<br />
La qualit&agrave;, l&rsquo;innalzamento dei servizi e il miglioramento della vita sono anche la vera risorsa per fronteggiare, con sicurezza e serenit&agrave;, i grandi flussi migratori. Serve massima durezza contro illegalit&agrave; e crimine e al tempo stesso occorre facilitare il processo per regolarizzare le tante migliaia di brave persone che sono indispensabili all&rsquo;Italia e che cercano solo serenit&agrave;, lavoro, futuro.<br />
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La discriminazione contro gli stranieri finisce sempre con il produrre effetti sull&rsquo;intera comunit&agrave; nazionale. Quando, ad esempio, si nega soccorso sanitario allo straniero, regolare o irregolare che sia, non solo si nega a lui il diritto alla salute, ma si nega (anche) al cittadino italiano il diritto alla prevenzione; quando si cancella dall&rsquo;anagrafe lo straniero privo di abitazione &ldquo;idonea&rdquo;, si compromette il controllo della sua presenza sul territorio, a scapito dell&rsquo;esercizio sicuro dei diritti dei cittadini; quando, ancora, si prevede l&rsquo;espulsione di un lavoratore straniero dall&rsquo;Italia, in ragione dell&rsquo;irregolarit&agrave; del rapporto di lavoro, lo si priva di garanzie eguali a quelle del lavoratore italiano, ma se ne rende anche allettante l&rsquo;assunzione irregolare, sfavorendo l&rsquo;accesso al mercato del lavoratore italiano.<br />
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Ogni diritto negato agli immigrati &egrave; dunque un diritto negato ai cittadini italiani. La disperazione dei primi ricade come un problema amplificato e non risolto sui secondi, mentre l&rsquo;apertura all&rsquo;altro, a quello considerato diverso, nasce da una buona qualit&agrave; della vita di una comunit&agrave;.<br />
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9.<br />
La salute &egrave; il bene pi&ugrave; prezioso e va tutelato e protetto per tutti, attraverso l&rsquo;accesso universale a tutte le prestazioni fornite dal Servizio Sanitario Nazionale, senza alcuna discriminazione. Al centro del sistema va riportata la persona, che deve poter influire sulle decisioni prese a tutti i livelli e a cui rivolgere politiche di prevenzione e promozione di stili di vita. La rete ospedaliera deve essere riqualificata, promuovendo i poli di alta specializzazione, individuando i centri di eccellenza e chiudendo o riconvertendo gli ospedali minori, organizzando forme di assistenza fornite da strutture territoriali.<br />
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Un partito che sia davvero democratico deve fare attenzione alle fasce deboli della popolazione, riaffermando il principio di garanzia della dignit&agrave; della persona durante tutte le fasi della vita, incluse quelle terminali, con il rispetto del diritto all&rsquo;autodeterminazione in materia di cure mediche.<br />
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10.<br />
Non sar&agrave; possibile far fronte a questo tempo cos&igrave; difficile e sfidante senza un nuovo patto tra generazioni, all&rsquo;insegna di una nuova Italia a cui tutti partecipino. Le nuove tendenze demografiche, segnate da un formidabile innalzamento delle aspettative di vita, cambiano i termini della questione previdenziale e mettono all&rsquo;ordine del giorno la necessit&agrave; di utilizzare l&rsquo;enorme potenziale di risorse rappresentato dagli anziani. Vanno attuate politiche di sostegno all&rsquo;invecchiamento attivo sia in direzione del prolungamento volontario del lavoro, che del sostegno alle diverse forme d&rsquo;impegno civile e sociale, contrastando le discriminazioni legate all&rsquo;et&agrave; e moltiplicando le forme flessibili e parziali di pensionamento. Non si tratta di consolidare le attuali tendenze gerontocratiche che bloccano le carriere dei giovani, anzi, ma di pensare a forme di pensionamento graduale con le quali i lavoratori pi&ugrave; anziani affiancano le nuove generazioni che devono assumere le responsabilit&agrave; principali.<br />
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11.<br />
Una scuola inclusiva e di qualit&agrave; &egrave; un nostro obiettivo fondamentale. Tra tutti i paesi europei l&rsquo;Italia &egrave; uno di quelli in cui il ceto sociale di appartenenza e il livello di scolarit&agrave; dei genitori pi&ugrave; influenzano la potenzialit&agrave; dello studente. Le scuole invece devono tornare a svolgere il proprio ruolo sociale e di integrazione (anche di bambini e ragazzi stranieri), assolvendo ad una funzione generale di crescita dei territori.<br />
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Quanto alla casa, la riforma del mercato degli affitti, un piano per l&rsquo;edilizia sociale e il rilancio di un programma di rigenerazione urbana delle periferie sono i tre capisaldi su cui fondare la proposta del PD per rispondere alla crescente emergenza abitativa e migliorare la qualit&agrave; della vita delle nostre citt&agrave;. L&rsquo;incremento del valore degli immobili e dei canoni ha reso problematico l&rsquo;accesso alla propriet&agrave; e alla locazione, ridimensionando la capacit&agrave; dei giovani e delle famiglie di progettare il futuro: &egrave; dalla loro parte che il PD deve schierarsi, per ridurre il costo degli affitti e valorizzare il reddito dei lavoratori.<br />
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12.<br />
Superamento della crisi, nuovo sviluppo, miglioramento della qualit&agrave; della nostra societ&agrave; non si produrranno senza una riforma profonda della politica, delle sue regole, delle istituzioni e dello Stato. Occorre una politica pi&ugrave; seria, sobria e concreta. Occorre una democrazia efficiente, che sappia decidere.<br />
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Occorre una legge elettorale che stabilizzi il bipolarismo, che ridia ai cittadini, attraverso i collegi uninominali, la possibilit&agrave; di scelta dei propri rappresentanti, che semplifichi il sistema politico e abbatta i suoi costi anche con una diminuzione sostanziale del numero dei parlamentari. Il PD, in quanto prima forza del campo democratico, ha l&rsquo;ambizione di sviluppare il suo respiro maggioritario rivolgendosi a tutti i cittadini con una sua proposta e una sua missione per l&rsquo;Italia. Cercando, con esse, di cambiare i rapporti di forza nella societ&agrave; e di realizzare quelle necessarie e coese alleanze per vincere e per governare.<br />
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Con la politica, deve cambiare anche l&rsquo;Amministrazione Pubblica: ampliamento dei servizi e delle procedure telematiche, uffici unici, autocertificazione, in un sistema di regole in cui il dirigente pubblico sia garante e dove la Pubblica Amministrazione sia vissuta come un partner collaborativo per il cittadino e non come una controparte arcigna e burocratica.<br />
Il cambiamento deve riguardare anche funzione pubblica, scuola e universit&agrave;: in assenza di un numero di grandi imprese capaci di fare massa critica in settori cruciali quali la ricerca, l&rsquo;innovazione e l&rsquo;internazionalizzazione, occorrono amministrazioni pubbliche e universit&agrave; innovative.<br />
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Va promossa, inoltre, una cultura dei risultati e della valutazione. Ci vuole trasparenza, soprattutto, e ci&ograve; vale anche per le risorse pubbliche: gli italiani hanno diritto di sapere nel dettaglio in che modo vengono spese le imposte che pagano.<br />
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13.<br />
L&rsquo;assetto federalista dello Stato &egrave; l&rsquo;occasione per realizzare un governo pi&ugrave; prossimo ai cittadini, semplificato, rappresentativo delle comunit&agrave;. Riunire l&rsquo;Italia nelle cose essenziali, dare spazio ai territori, per valorizzare diversit&agrave;, energie, risorse. Una sfida che pu&ograve; essere virtuosa anche per il riscatto del Mezzogiorno, dove l&rsquo;afflusso di denaro pubblico indiscriminato, a pioggia e non selettivo, produce paralisi e corruzione, mentre una nuova forte politica di investimenti mirati, finalizzati nei settori innovativi e trainanti pu&ograve; rimettere in moto talenti e risorse, rilanciare uno sviluppo civile e sociale.<br />
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Il PD deve conoscere il territorio meridionale nelle sue eccellenze produttive e deve consentire investimenti e crescita. Sino a quando la legalit&agrave; non sar&agrave; ristabilita nella totalit&agrave; dei territori meridionali sottraendoli al controllo della criminalit&agrave; organizzata, nessuno sviluppo potr&agrave; mai aver luogo: il PD deve ambire a costituire un simbolo di lotta alla mafia, senza se e senza ma.<br />
<br />
Per scongiurare una secessione strisciante, per far rinascere il Paese, occorre un nuovo patto che unisca le forze migliori del Mezzogiorno con quelle pi&ugrave; lungimiranti del Nord. E al Nord come al Sud, il cittadino deve poter contare su un sistema giustizia che metta la persona al centro, con una magistratura autonoma e indipendente, processi veloci, mezzi e risorse adeguate.<br />
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14.<br />
La giustizia penale in Italia non &egrave; n&eacute; equa n&eacute; funzionale. L&rsquo;altro numero di processi conclusi con prescrizione del reato per decorrenza dei termini e la lentezza insostenibile delle sentenze sono una palese manifestazione di resa da parte della giustizia e, in ultima analisi, dello Stato, con effetti negativi per tutti: per il reo e per chi &egrave; innocente, per la vittima come per l&rsquo;opinione pubblica, per i giudici e per l&rsquo;organizzazione amministrativa della giustizia.<br />
Una corretta amministrazione della giustizia penale non &egrave; nella severit&agrave; delle pene, ma nella certezza della loro applicazione, dopo un processo rapido e che offra al cittadino tutte le garanzie, formali e sostanziali, di una democrazia liberale matura e della nostra altissima civilt&agrave; giuridica.<br />
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15.<br />
Le cose dette fino ad ora non sono solo linee possibili per un governo riformatore. Alludono anche ad obiettivi e motivazioni pi&ugrave; di fondo e di prospettiva. Dopo il 1989 e il dissolversi delle grandi certezze ideologiche, molte persone disorientate si domandano se esiste ancora una differenza tra noi, i democratici, e la destra. Rispondiamo con certezza che mai come oggi sentiamo queste differenze.<br />
<br />
Il mondo contemporaneo costringe a scelte nette. La destra, alla paura della modernit&agrave;, risponde con la gerarchia e la chiusura identitaria, una risposta che talvolta funziona elettoralmente. Ma &egrave; una risposta umiliante e mutilante. Noi vogliamo rispondere, nell&rsquo;epoca delle reti tecnologiche, con reti umane di comprensione, di reciprocit&agrave;, di solidariet&agrave;. Siamo convinti che la scienza e l&rsquo;economia danno grandi possibilit&agrave; a tutti i nostri contemporanei: si tratta di saperle utilizzare per la libert&agrave; e per la dignit&agrave; di ogni persona. Per una pienezza, anche spirituale, della propria vita e di quella del proprio vicino. Per una politica che riparte dalla persona.<br />
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Ognuno, sia ricco o povero, malato o sano, bianco o nero, omosessuale o eterosessuale, abile o disabile, ha meravigliosi mondi interiori che ha diritto di vivere in modo libero e completo, alla ricerca di un nuovo umanesimo. Su alcune questioni, tuttavia, fino ad oggi nel Partito Democratico non abbiamo avuto il coraggio di sciogliere nodi importanti; non sono questioni marginali che riguardano pochi, ma hanno a che vedere con la vita di ciascuno di noi, e delle persone che amiamo. Dobbiamo arrivare a posizioni chiare, il pi&ugrave; condivise possibile, ma nette.<br />
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La laicit&agrave; &egrave; un metodo: significa affrontare ogni questione con rigore e con la massima obiettivit&agrave; possibile, nell&rsquo;interesse generale e non di una parte sola. Significa non porsi nel dibattito pensando di possedere la verit&agrave; o di avere ragione a priori. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l&rsquo;umilt&agrave; e l&rsquo;intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta. Significa lasciarsi sempre prendere dal dubbio che l&rsquo;altro pu&ograve; avere ragione. Infine laicit&agrave; significa che quando si considera chiuso il dibattito, e si &egrave; presa una decisione nell&rsquo;interesse di tutti, si accetta quella decisione sentendosi vincolati e sostenendola con onest&agrave;.<br />
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La vicenda del testamento biologico, in questo senso, &egrave; stata esemplare: la posta in gioco non era solo consegnare una legge laica al Paese, attraverso la quale ognuno potesse fare una scelta in base alle proprie convinzioni o alla propria fede, ma affermare il principio secondo cui uno Stato laico deve sempre proteggere i diritti civili e la libert&agrave; di ciascuno.<br />
Non &ldquo;diritti speciali&rdquo;, ma diritti uguali per tutti. Questo significa essere democratici. Questo significa essere riformatori.<br />
<br />
Per rompere, come la storia di oggi ci chiede, visioni egoistiche, nazionalistiche, meramente quantitative. Dovremo partire da noi stessi, dare l&rsquo;esempio. Non vinceremo mai se attaccheremo un po&rsquo; di pi&ugrave; o un po&rsquo; di meno il nostro avversario politico, ma vinceremo quando sapremo convincere gli italiani che siamo radicalmente diversi da lui e che le nostre idee sono pi&ugrave; utili per ogni persona e per tutta la comunit&agrave;. Vinceremo se sapremo, in queste nuove sfide, unire tradizioni antiche per scioglierle in un mare pi&ugrave; ampio che faccia prendere il largo ad un nuovo pensiero.</div>
<div class="nome_autore"><a href="http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/producer.aspx?t=/documenti/author.htm&amp;auth=475"><span> </span></a></div>]]></description>
<link>http://www.litaliacelafara.it/news.asp?id=82</link>
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<item>
<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[L'orario nuovo]]></title>
<description><![CDATA[<p>Luned&igrave; due ore di storia veneta, poi un'ora di matematica veneta e due di inglese veneto.</p>
<p>Marted&igrave; un'ora di geografia veneta, due di fisica veneta e due di educazione fisica veneta.</p>
<p>Mercoled&igrave; si esce prima perch&eacute; manca il prof. di latino veneto.</p>]]></description>
<link>http://www.litaliacelafara.it/news.asp?id=83</link>
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<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[La mozione congressuale di Pierluigi Bersani]]></title>
<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo la mozione di Pierluigi Bersani per il prossimo congresso del PD.</p>
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<p><i>Il Partito Democratico &egrave; la pi&ugrave; grande intuizione degli ultimi venti anni. Noi crediamo nel progetto cresciuto sulle radici dell'Ulivo. Desideriamo alimentarlo con le passioni e le intelligenze di donne e uomini pronti a rinnovare la politica italiana.<br />
Ci&ograve; che abbiamo realizzato nei primi venti mesi &egrave; al di sotto del progetto che intendevamo perseguire. <br />
Ci&ograve; che il Pd aveva di meglio da dire agli italiani non lo ha ancora detto.<br />
Il non ancora del Pd indica ci&ograve; che possiamo diventare: il grande partito riformista che milioni di italiani non hanno avuto, la forza capace di unire Sud e Nord e di portare l&rsquo;Italia nel XXI secolo, l'energia civile per arricchire la nostra democrazia, il fermento di una nuova cittadinanza italiana ed europea. Davanti a noi sono anche stringenti compiti politici: il Pd &egrave; nato per rendere possibile il cambiamento nell&rsquo;Italia di oggi, per rendere convincente la proposta di governo.<br />
Vogliamo rivolgerci ai nostri aderenti e agli elettori, a coloro che abbiamo smarrito per strada e a coloro che sono impegnati ad attuare il progetto. Vogliamo che il PD sappia convincere e vincere.<br />
Tutto ci&ograve; &egrave; nelle nostre possibilit&agrave;, &egrave; a carico della nostra responsabilit&agrave; ed &egrave; l&rsquo;obiettivo di questa mozione. <br />
Come realizzarlo &egrave; sintetizzato nelle seguenti proposte politiche, culturali e organizzative che chiediamo a tutti gli iscritti di sostenere e di proporre agli elettori. <br />
Siamo tutti fondatori. Nessuno pu&ograve; dire io sono il Pd e gli altri non ne sono parte. Ecco l'essenza del Pd: amalgamare e unire persone diverse, incrociare percorsi che vengono da lontano con la freschezza di chi si &egrave; appena messo in cammino, intendersi parlando anche lingue differenti.<br />
E per prima cosa dobbiamo porci una domanda: perch&eacute; il Pd ha deluso le aspettative che aveva suscitato, perdendo voti, invece di allargare i consensi in tutte le direzioni?<br />
E&rsquo; successo perch&eacute; la vocazione maggioritaria si &egrave; ridotta alla scorciatoia del nuovismo politico, mentre avrebbe richiesto un paziente lavoro di radicamento rivolgendosi con concretezza ai ceti popolari, alle categorie produttive e ai veri innovatori.<br />
E&rsquo; successo perch&eacute; invece di fondare un partito mai visto nella storia italiana, si &egrave; preferita spesso la suggestione mediatica alla definizione di una riconoscibile identit&agrave; politica. <br />
E&rsquo; successo soprattutto perch&eacute;, dopo aver invocato la partecipazione popolare alle Primarie ed aver ottenuto la risposta formidabile di quasi quattro milioni di cittadini, non si &egrave; riusciti a costruire una organizzazione plurale e aperta in grado di coinvolgerli .<br />
Non si dica che i nostri problemi sono venuti dal presunto tradimento di un&rsquo;ispirazione originaria. Sono venuti dal non aver collocato il progetto su basi solide. Questo &egrave; il nodo che il Congresso deve sciogliere. Un Congresso, quindi, fondativo del nostro partito.</i><br />
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<b>IL NUOVO MONDO</b><br />
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Si chiude un ciclo della storia mondiale. Le ideologie, le relazioni internazionali, i poteri reali e gli stili di vita che hanno dominato l&rsquo;ultimo trentennio sono in affanno. Il vecchio mondo non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave; e il nuovo non ha ancora un volto. <br />
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Chi avrebbe mai potuto immaginare soltanto qualche anno fa che un presidente degli Stati Uniti di origini africane avrebbe richiamato i doveri dell&rsquo;Occidente e delle responsabilit&agrave; dell&rsquo;Africa proprio nel luogo da cui partivano le navi cariche di schiavi? <br />
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Nessuno ragionevolmente pensa pi&ugrave; che si possa dislocare un esercito in ogni parte del mondo, che la grande finanza possa decidere la ricchezza delle nazioni, che la Terra possa sopportare un modello di sviluppo fondato sulla distruzione delle risorse. Il senso del limite sta diventando senso comune. Un atteggiamento pi&ugrave; riflessivo verso i grandi squilibri del mondo va diffondendosi in aree culturali diverse, in soggetti politici e nelle chiese, come dimostra anche l&rsquo;ultima enciclica papale. E' il momento di rimettere mano ad accordi globali sulla regolazione della finanza chiamando al tavolo i paesi emergenti, di porre sotto controllo la speculazione sulle materie prime, in particolare quelle alimentari, di tendere una mano alle nazioni pi&ugrave; povere. <br />
Quanta diseguaglianza pu&ograve; reggere la societ&agrave;? Fino a quando le oligarchie economiche potranno tenere in scacco le istituzioni della democrazia? Come si pu&ograve; dare vita ad un modello di sviluppo che rispetti l&rsquo;ambiente e non distrugga il pianeta? Sono interrogativi che chiamano in campo la grande politica: la politica che sa indicare un orizzonte, che riorganizza le forze, che muove interessi e gruppi sociali, che induce un nuovo modo di pensare. Solo su questo si pu&ograve; fondare un nuovo partito, sulla ricerca di una base comune per condividere i pensieri e le azioni con i quali vivere il mondo nuovo, altrimenti si scivola nelle dispute della gestione dell'esistente.<br />
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<b>Democratici del XXI secolo</b><br />
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L&rsquo;impeto della trasformazione ha sopravanzato il potere di regolazione e di controllo; la crisi tuttavia dimostra che senza regole n&eacute; controlli non esiste vero sviluppo. Si &egrave; dimostrata impraticabile la via di una crescita economica che non tenga conto dei limiti dell'ecosistema, costringendoci ora ad una impegnativa corsa alla riduzione delle emissioni per affrontare la crisi climatica.<br />
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La causa fondamentale della crisi viene da lontano: da oltre un quarto di secolo, infatti, i redditi da lavoro perdono potere d&rsquo;acquisto ed esplodono le disuguaglianze. Col prevalere di una finanza sempre pi&ugrave; spregiudicata, la ricerca del profitto si &egrave; separata dalla creazione di valore economico e sociale. La speculazione ha vinto sulla produzione e l&rsquo;appropriazione sregolata in economia &egrave; divenuta oligarchia in politica, spesso in versione tecnocratica. Si &egrave; incrinato il grande patto nazionale tra capitalismo e democrazia che aveva segnato il Novecento e si &egrave; imposto quel &ldquo;pensiero unico&rdquo; neoliberista che ha influenzato anche tanti riformisti. <br />
La globalizzazione ha inciso sulla vita di ciascuno di noi, offrendo straordinarie opportunit&agrave; e aprendo nuovi orizzonti alla conoscenza. Il ruolo della donna nella societ&agrave; misura ormai il livello della democrazia in tante parti del mondo, come si &egrave; visto anche nella recente rivolta democratica in Iran. Ma la globalizzazione ci ha portato anche le paure sotto casa e ci ha spinto ad una competizione senza limiti e a volte senza diritti. In ogni campo, ci mette di fronte a nuove impegnative questioni che impongono un ritorno alle radici dell'umanesimo. <br />
Perch&eacute; dunque abbiamo chiamato &ldquo;democratico&rdquo; il nostro partito? Solo per evitare di pronunciare parole pi&ugrave; impegnative o per segnare il campo post-ideologico? No, il partito si chiama &ldquo;democratico&rdquo; perch&eacute; si misura con i problemi fondamentali della democrazia del nostro tempo. <br />
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<b>L'Europa e i riformisti</b><br />
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La crisi restituisce attualit&agrave; alle idee di fondo del riformismo: non c&rsquo;&egrave; crescita senza qualit&agrave; sociale e giusta redistribuzione delle risorse; ci vuole cura dei beni collettivi e dell&rsquo;ambiente; le politiche pubbliche devono regolare lo sviluppo e assicurarne la sostenibilit&agrave;; la cooperazione internazionale &egrave; la via maestra per promuovere la pace. Nessun cittadino, nessun ceto sociale, nessun Paese pu&ograve; progredire davvero bene se anche gli altri non trovano la strada per stare un po&rsquo; meglio. Tutto ci&ograve; fa appello ai riformisti, ma, al contempo, rivela l&rsquo;esaurimento delle risposte che essi hanno dato nel corso del Novecento. Ritrovare l&rsquo;orgoglio della tradizione e affrontare con coraggio la strada dell&rsquo;innovazione &egrave; il doppio imperativo che ci sta di fronte. Non aver perseguito n&eacute; l&rsquo;uno n&eacute; l&rsquo;altro ha lasciato campo libero alle destre in Europa. <br />
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Gli Stati Uniti hanno saputo reagire al pericolo di una crisi di egemonia dando vita ad una leadership democratica capace di imprimere un nuovo senso alle relazioni internazionali. Lo stesso avviene in tanti altri paesi, dal Brasile all&rsquo;India. Perch&eacute; l&rsquo;Europa va in senso contrario? C'&egrave; una causa materiale, perch&eacute; il grande compromesso sociale realizzato dal riformismo europeo &egrave; stato scosso dalla competizione globale che ha aggredito i diritti del lavoro. Ma c'&egrave; anche una responsabilit&agrave; delle forze progressiste che hanno governato quasi tutti i paesi europei negli anni Novanta. Anzich&eacute; procedere con un balzo in avanti dalla moneta unica all&rsquo;unit&agrave; politica dell&rsquo;Europa, quasi tutte le sinistre, anche le pi&ugrave; coraggiose nella revisione ideologica, sono rimaste prigioniere del limite pi&ugrave; grave dell&rsquo;esperienza socialdemocratica: la dimensione nazionale. Le forze progressiste del continente devono compiere oggi il passo che manc&ograve; allora: iscrivere all&rsquo;ordine del giorno il rilancio dell&rsquo;unit&agrave; politica europea e il rafforzamento della sua legittimit&agrave; democratica e istituzionale <br />
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L&rsquo;Alleanza dei democratici e dei socialisti nel Parlamento europeo non &egrave; solo un felice approdo, ma un punto di partenza e un orizzonte per una ricerca comune, oltre i confini delle culture politiche del Novecento. I progressisti in Europa hanno bisogno di innovazione. Noi, il Pd, siamo nati da una grande innovazione politica e possiamo quindi dare un contributo originale. Qui abbiamo un merito e una responsabilit&agrave;. <br />
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<b>In Europa per l&rsquo;Italia</b><br />
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L&rsquo;orizzonte europeo &egrave; la certezza dei riformisti italiani. Il nostro europeismo nasce dalla necessit&agrave; di contribuire al governo democratico mondiale e, insieme, di promuovere la modernizzazione dell&rsquo;Italia.<br />
Non aver dato attuazione al piano Delors e al trattato di Lisbona rischia di causare una disaffezione e un ripiegamento del progetto europeo, che mantiene invece intatte le sue potenzialit&agrave;.<br />
L&rsquo;Unione Europea &egrave; la forma pi&ugrave; avanzata di governo multilaterale e democratico della globalizzazione; il suo modello sociale &egrave; visto in tante parti del mondo come la migliore risposta alla crisi. Per non smarrire le opportunit&agrave; serve una ripresa coraggiosa della politica comune: una cooperazione per il governo dei flussi immigratori, specie nel Mediterraneo; un'azione diplomatica congiunta, innanzitutto per la soluzione dei conflitti mediorientali; una rigorosa applicazione degli obiettivi di riduzione dell'inquinamento; il finanziamento di progetti europei per la ricerca e le tecnologie. <br />
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Ma la vera novit&agrave; deve essere un Piano Europeo per il lavoro, per rilanciare la crescita economica e lo sviluppo sostenibile, cio&egrave; un patto politico tra governi, forze sindacali e produttive per finanziare ristrutturazioni nel settore bancario e manifatturiero; promuovere una politica industriale condivisa; realizzare infrastrutture europee; sostenere la nuova occupazione e le piccole e medie imprese; attuare un programma di sostegno al reddito e di formazione per i lavoratori coinvolti nei processi di ristrutturazione industriale. <br />
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L&rsquo;Italia a sua volta ha bisogno dell&rsquo;Europa, perch&eacute; in questa dimensione le sue virt&ugrave; vengono esaltate e i difetti avviati a soluzione. Non a caso l&rsquo;adesione all'Euro, voluta da Prodi e Ciampi, &egrave; stata la pi&ugrave; grande riforma italiana dell&rsquo;ultimo quindicennio. L&rsquo;Europa pu&ograve; oggi aiutarci a valorizzare merito e responsabilit&agrave;, accelerare il ricambio generazionale, modernizzare le reti tecnologiche, promuovere la parit&agrave; fra i sessi, migliorare le politiche ambientali e ampliare la sfera dei diritti.<br />
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<b>UN PAESE CHE MERITA DI PIU'</b><br />
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I tessuti connettivi del Paese sono sempre stati deboli. In assenza di profonde riforme rischiano ora di sfilacciarsi sotto la pressione della globalizzazione. E' a rischio la coesione del Paese, non solo nell'antico squilibrio tra Sud e Nord, ma nell&rsquo;intera organizzazione sociale: tra un&rsquo;aristocrazia economica da una parte e classi medie impaurite dall'altra, tra chi si arricchisce con le rendite e chi si impoverisce lavorando, tra chi sa e chi non sapr&agrave; mai, tra chi scommette sul futuro e chi recinta l&rsquo;esistente. <br />
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<b>Lavoro e cittadinanza </b><br />
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La prima, fondamentale frattura nasce dall'indebolimento del lavoro, in netto contrasto con la sua rilevanza nell'economia della conoscenza. Le conseguenze si sono sentite sui redditi dei lavoratori dipendenti, rimasti bloccati in termini reali, sulle donne trattate spesso come anello debole, e sui giovani che hanno subito una precarizzazione senza diritti. Troppe volte, in primis con le inaccettabili morti bianche, &egrave; venuta meno quella dignit&agrave; del lavoro che la Costituzione pone a fondamento della cittadinanza. Se il lavoro perde dignit&agrave;, anche la democrazia si indebolisce. E per dare forza al lavoro &egrave; decisivo il rinnovamento delle forze sindacali, insostituibili fattori di arricchimento della democrazia.<br />
Nella cittadinanza il lavoro si esprime come attivit&agrave; umana che contribuisce a regolare le relazioni sociali, oltre la contrapposizione tra lavoratore e impresa. <br />
Noi italiani conosciamo meglio di altri il nesso profondo fra lavoro e cittadinanza, perch&eacute; &egrave; alla base di quelle strutture economiche che il mondo ci invidia, i distretti e le filiere produttive dove la cultura del lavoro &egrave; radicata nelle reti sociali, nei rapporti tra imprenditori e dipendenti, nelle identit&agrave; del territorio e nella cooperazione dei saperi. <br />
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<b>Ci sono natura, storia e conoscenza nella crescita italiana. </b><br />
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Curare l'ambiente in cui viviamo richiede un cambiamento di comportamenti, di priorit&agrave; e di convenienze. Tutto ci&ograve; &egrave; anche occasione per nuovi investimenti e crescita economica. Una vera green economy &egrave; anche una green society, cio&egrave; in definitiva societ&agrave; della conoscenza: nuove produzioni e nuovi consumi, saperi e diffusione di tecnologie, formazione e buone pratiche. Per questo bisogna curare i preziosi giacimenti di ricerca scientifica e di produzioni culturali che contengono la principale ricchezza del Paese. E&rsquo; una sfida impegnativa, resa ancora pi&ugrave; urgente dalla crisi climatica e che vede in prima fila nel mondo le forze democratiche. <br />
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Non partiamo da zero. Grazie ai governi di centrosinistra milioni di italiani hanno scoperto i vantaggi dei pannelli solari, del recupero edilizio e del risparmio energetico, mentre migliaia di piccole imprese si sono giovate con il programma Industria 2015 di filiere produttive per le energie rinnovabili, per la mobilit&agrave; sostenibile, per i beni culturali e il &ldquo;Made in Italy&rdquo;. Ora &egrave; maturo un salto di qualit&agrave;: l'Italia pu&ograve; diventare un Paese all'avanguardia nell'utilizzo delle fonti rinnovabili e per il risparmio energetico e su queste basi si pu&ograve; assegnare al Mezzogiorno una missione di crescita tecnologica e di sviluppo economico. Tutto ci&ograve; implica il ritorno di efficienti politiche pubbliche per l'innovazione e lo sviluppo sostenibile. Sono indispensabili per sostenere la domanda interna di consumi collettivi e beni comuni, aumentare la richiesta di nuove tecnologie che non viene sufficientemente dal tessuto produttivo, migliorare la qualit&agrave; dell'organizzazione sociale, ridurre la dipendenza energetica e in alcuni casi anche per riqualificare la spesa pubblica. <br />
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Campo di applicazione ideale di tali politiche sono le citt&agrave;, i borghi e i territori italiani. La bellezza italiana si sposa con le produzioni immateriali dell&rsquo;economia della conoscenza. E&rsquo; indispensabile una politica nazionale del territorio in grado di cogliere l'occasione: la cura del ferro nelle citt&agrave;, l&rsquo;innovazione dell&rsquo;industria edilizia verso bassi consumi, l'abbattimento delle emissioni di carbonio, politiche per la casa in affitto, le reti per le citt&agrave; digitali, la prevenzione dei rischi nell&rsquo;assetto idrogeologico, politiche per l'agricoltura di qualit&agrave; e la sicurezza degli alimenti, promozione del consumo responsabile. Sapendo che ci sono natura, storia e conoscenza nella crescita civile ed economica dell' Italia.<br />
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<b>Fare le riforme</b><br />
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Una parte significativa del Paese prova a reagire alla crisi con i propri mezzi. Non &egrave; aiutata dalle riforme, e anzi ha perso la speranza che si possano attuare davvero. Su questa delusione profonda prospera la destra, proteggendo le rendite, perpetuando l&rsquo;assistenzialismo, facendo finta di riformare e offrendo solo scorciatoie di breve respiro alle legittime istanze dei settori produttivi<br />
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Su questa contraddizione il Pd e tutto il centrosinistra devono lavorare con seriet&agrave; e impegno, consapevoli che tanti elettori votano a destra perch&eacute; ancora non percepiscono un'alternativa. Sono lavoratori e professionisti, giovani e donne, innovatori e produttori che al Pd non chiedono urla e proteste, ma una proposta praticabile per il governo del Paese. Sono imprese che hanno bisogno di essere aiutate a superare la crisi e possono diventare protagoniste del nostro progetto. Sono ceti popolari che soffrono a causa di bisogni primari insoddisfatti e classi medie che avvertono il rischio di impoverimento. Bisogna affiancare coloro che fanno i conti con la crisi. Bisogna esserci. Per suscitare un progetto, un orizzonte di cambiamento. Come hanno saputo fare i democratici americani.<br />
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<b>Abbiamo fiducia nel nostro Paese </b><br />
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Il nostro &egrave; un Paese che fa fatica a cambiare. Noi ne siamo parte, sia nei pregi sia nei difetti, e abbiamo la responsabilit&agrave; di aiutarlo a migliorare. Per questo abbiamo fiducia nell'Italia. Solo chi stima un Paese &egrave; davvero in grado di riformarlo, perch&eacute; conosce i punti di forza su cui agire. Le virt&ugrave; dell'Italia sono tante, il difetto uno solo, da tanto tempo: non vince ancora la voglia di futuro. <br />
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Girare il Paese verso il futuro vuol dire puntare sulla nuova generazione che &egrave; in movimento ma non trova ancora rappresentanza: si fa avanti nel lavoro, nell&rsquo;impresa e nelle professioni, nella cultura e nell&rsquo;innovazione, nell&rsquo;impegno sociale politico, fra le donne e fra gli uomini. E oggi chiede di voltare pagina: chiede un&rsquo;Italia pi&ugrave; giusta, pi&ugrave; efficiente, pi&ugrave; moderna, pi&ugrave; libera. &Egrave; al servizio della nuova generazione che &egrave; nato il Pd. Ai giovani &egrave; chiesto di raccogliere il testimone delle radici del movimento democratico: prendere le parti ed il punto di vista di chi lavora e produce, di chi &egrave; pi&ugrave; debole e subordinato per costruire una societ&agrave; migliore per tutti. <br />
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<b>DA DOVE RIPARTIRE</b><br />
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In passato sono mancati i punti riconoscibili della nostra proposta al Paese, ora dobbiamo concentrarci sulle questioni pi&ugrave; gravi: la cattiva distribuzione della ricchezza e il blocco della mobilit&agrave; sociale. <br />
Per diventare un Paese meno diseguale l'Italia deve dotarsi di una moderna rete di sicurezza sociale: riqualificare l&rsquo;intervento pubblico e promuovere una nuova alleanza tra Stato, terzo settore e privati ispirata al principio di sussidiariet&agrave;, nella chiarezza delle responsabilit&agrave;. Riformare il welfare vuol dire superare il dualismo del mercato del lavoro, che colpisce soprattutto i giovani, aprendo dei processi univoci di inserimento e di stabilit&agrave; del lavoro; sostenere le famiglie e i loro redditi; introdurre un reddito minimo di inserimento; estendere la qualit&agrave; del sistema sanitario e renderlo sostenibile; aiutare i non autosufficienti. Ma l'obiettivo principale della riforma del welfare consiste nell'innalzare la qualit&agrave; dei servizi in modo da offrire alle donne una base sicura per affrontare i diversi momenti della vita, dal lavoro, alla maternit&agrave;, all'istruzione alla cura delle relazioni. Da questa base &egrave; possibile promuovere la piena e buona occupazione femminile, superando il pesante divario dell&rsquo;Italia rispetto agli altri paesi europei e realizzando, cos&igrave;, una condizione essenziale per la crescita e la competitivit&agrave;.<br />
Chi non trova lavoro o ha perso il lavoro, dipendente o autonomo, deve poter contare su un sostegno universale al reddito e su efficaci servizi pubblici di formazione e reinserimento. Bisogna occuparsi di salario minimo, anche per vie contrattuali, sollecitare una contrattazione che assicuri il potere d&rsquo;acquisto e distribuisca meglio i guadagni di produttivit&agrave;. Va garantita nei fatti, e non a parole, la sicurezza nei luoghi di lavoro.<br />
L&rsquo;innalzamento flessibile e volontario dell&rsquo;et&agrave; pensionistica va favorito, ma al contempo &egrave; necessario estendere la contribuzione figurativa per i periodi di disoccupazione, di formazione o di esercizio di responsabilit&agrave; famigliari per innalzare gli importi delle future pensioni.<br />
Queste politiche sono sostenibili con un nuovo patto di fedelt&agrave; fiscale, anche per eliminare distorsioni della concorrenza, basato su una pi&ugrave; equa distribuzione del carico tra i contribuenti e su meccanismi che inducano l'emersione, la trasparenza, la tracciabilit&agrave; nella formazione dei redditi e delle basi imponibili. <br />
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Per affermare una reale eguaglianza delle opportunit&agrave; occorre una rivoluzione copernicana che ponga al centro il merito e la responsabilit&agrave;. L'Italia ha bisogno di una nuova stagione di liberalizzazioni: meno barriere di accesso alle professioni, pi&ugrave; concorrenza nei servizi, imprese maggiormente contendibili, autorit&agrave; realmente indipendenti, class-action a difesa dei consumatori. Agli imprenditori che scommettono sull'Italia il Pd deve proporre le riforme necessarie per competere: incentivi per la capitalizzazione, gli investimenti produttivi e la ricerca e sviluppo; un rapporto proficuo con le banche e con la pubblica amministrazione, meno tasse e meno burocrazia; infrastrutture materiali e immateriali degne di un Paese europeo. <br />
Il Paese chiede molto alla scuola italiana. &Egrave; chiamata ad aiutare la mobilit&agrave; sociale, a mantenere unito il Sud e il Nord, a coltivare e praticare l&rsquo;accoglienza degli immigrati, a rilanciare l&rsquo;educazione permanente, a ripensare l&rsquo;insegnamento tecnico per adeguarlo ai modi di produzione contemporanei. Per questo bisogna anche aiutare la scuola a cambiare: lontana dalle burocrazie ministeriali e ricca di autonomie, pronta a riconoscere i meriti, capace di valutare i progressi raggiunti rispetto ai livelli di partenza, generosa nel restituire motivazione civile e professionale ai docenti. Scuola, universit&agrave; e ricerca sono la prima fonte di energia per il Paese. Le universit&agrave; e gli enti di ricerca devono diventare le migliori istituzioni italiane. Ci vorr&agrave; molto impegno. Si pu&ograve; cominciare con nuove regole di finanziamento per aumentare i fondi a enti e atenei che raggiungono i migliori risultati scientifici, che sono inseriti nelle reti internazionali e che riconoscono i talenti dei giovani. Anche cos&igrave; si riporta il merito dal cielo alla terra.<br />
Riformare lo Stato per mantenere unita l'Italia<br />
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Il principale problema italiano &egrave; se in futuro si potr&agrave; ancora parlare di Repubblica una e indivisibile. Molti, dapprima soltanto al Nord e ora anche al Sud, dichiarano apertamente che &egrave; meglio fare da soli. Questo spirito di separazione non riguarda soltanto lo squilibrio territoriale, ma pervade il corpo sociale e lo spirito pubblico. Rinnovare il patto di unit&agrave; nazionale &egrave; il compito storico-politico del Partito democratico, &egrave; l&rsquo;anima del nostro progetto.<br />
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La modernizzazione del Paese &egrave; il linguaggio comune di una nuova reciprocit&agrave; tra Nord e Sud: le riforme che si muovono in questa direzione rispondono alle domande del Nord ma, al contempo, mettono anche in movimento il Sud. Al Sud, la nostra ambizione &egrave; quella di pronunciare la parola &ldquo;Mezzogiorno&rdquo; in una prospettiva rinnovata. Gli investimenti devono essere garantiti, non rubati, n&eacute; rapinati n&eacute; dispersi. Sono necessari meccanismi automatici, non intermediati, per sostenere gli investimenti di impresa e premiare chi raggiunge determinati standard di servizi. C'&egrave; bisogno di perequazione delle infrastrutture e dei beni collettivi. Il Sud potr&agrave; svilupparsi davvero soltanto se messo in condizione di farlo con le proprie forze.<br />
La divisione nasce dalla crisi dello Stato, ormai causa del rancore del Nord e strumento di dipendenza al Sud. Riformare lo Stato quindi, &egrave; l'unica via per mantenere unita l'Italia. Il federalismo responsabile e solidale &egrave; la rotta da seguire per avvicinare le istituzioni ai cittadini. Esso affonda le radici nel patrimonio delle culture autonomistiche e popolari di cui siamo eredi. Le sfide per l'immediato futuro si chiamano attuazione del federalismo fiscale, razionalizzazione e riforma delle autonomie locali, trasformazione del Senato in Camera delle Regioni e delle Autonomie. Ma lo Stato va anche riorganizzato secondo il principio della sussidiariet&agrave; orizzontale, valorizzando le energie di civismo democratico, del terzo settore e del volontariato.<br />
Un&rsquo;Italia unita da Nord a Sud fa bene prima di tutto agli italiani: accresce la nostra ricchezza e la nostra creativit&agrave;, ci rafforza a livello internazionale. <br />
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<b>Legalit&agrave; &egrave; democrazia</b><br />
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C&rsquo;&egrave; in Italia una crisi di legalit&agrave; che erode le basi dell&rsquo;organizzazione civile. Parte del territorio &egrave; presidiato dalle mafie, settori dell&rsquo;economia sono intrecciati con la criminalit&agrave;; l&rsquo;abusivismo continua a sfigurare il Bel Paese, i diritti spesso diventano favori; continua l&rsquo;odiosa violenza contro le donne, il lavoro nero cancella l&rsquo;uguaglianza e, troppe volte, la vita; imprese e cittadini spesso non possono contare in tribunale sul giusto risarcimento di un danno subito. <br />
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Se a tutto ci&ograve; aggiungiamo le attivit&agrave; criminali legate all&rsquo;immigrazione irregolare, &egrave; facile comprendere perch&eacute; esploda l&rsquo;insicurezza dei cittadini, e soprattutto dei ceti pi&ugrave; disagiati, costretti a pagare il prezzo dei nuovi venuti, oltre a quello pi&ugrave; pesante della crisi, senza vederne alcun vantaggio. La legalit&agrave; deve garantire la sicurezza, la prevenzione e il contrasto di fenomeni criminali che ostacolano la convivenza civile e alimentano le paure.<br />
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Su questi temi possiamo passare all&rsquo;attacco. Il centrodestra, infatti, agita il problema della sicurezza, ma aggrava ogni giorno la crisi di legalit&agrave; con i condoni. Per proteggere il suo leader non esita a indebolire gli strumenti di controllo dei corpi dello Stato. La legalit&agrave; non ha a che fare con il colore della pelle, e neppure con il taglio dell&rsquo;abito. O &egrave; per tutti, oppure non &egrave; legalit&agrave;. Noi crediamo che la legge debba essere uguale per tutti: per i ricchi e per i poveri, per gli italiani e per gli stranieri, per i giudici e per i politici, per chi &egrave; famoso e per chi non lo &egrave;. La domanda di sicurezza va presa sul serio, con una strategia coerente attenta a favorire la libert&agrave; invece di soffocarla, a creare un sistema moderno di certezze e di garanzie giuridiche, ad accrescere la convivenza civile. Vogliamo progettare la sicurezza mettendo a fattor comune le diverse risorse istituzionali e sociali, forze di polizia, magistratura, enti territoriali, polizie locali, associazionismo civile e servizi alla persona, assicurando la qualit&agrave; del lavoro svolto dagli operatori pubblici che hanno il dovere di tutelare la comunit&agrave;.<br />
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Per realizzare le riforme abbiamo bisogno non soltanto dell&rsquo;efficienza, ma anche del buon nome della pubblica amministrazione. Che si ottiene, come per le politiche industriali, attraverso meccanismi permanenti di riforma nelle molte e diverse strutture pubbliche, con strumenti efficaci di valutazione dei risultati e coraggiosi ripensamenti dell'organizzazione del lavoro, anche utilizzando l'occasione delle nuove tecnologie.<br />
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La destra preferisce insultare la pubblica amministrazione, senza riformarla. E quale credibilit&agrave; pu&ograve; avere il governo delle leggi ad personam per chiedere ai dipendenti pubblici di essere irreprensibili? Una riforma sana e virtuosa dell&rsquo;amministrazione comincia dall&rsquo;alto, con il buon esempio della politica. &Egrave; una sfida anche per noi. A cominciare dai costi della politica che devono essere equiparati ai costi medi nei principali Paesi europei. Il Pd ha il compito di dare al Paese una classe politica di alto profilo morale, sobria nei comportamenti, animata dallo spirito di servizio e di rispetto per le istituzioni e la comunit&agrave;. Ci sono nel territorio molti nostri giovani amministratori, cresciuti con questo impegno, da promuovere e da valorizzare. <br />
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<b>Laicit&agrave; e valori condivisi per un&rsquo;Italia pi&ugrave; civile</b><br />
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Molti si sono chiesti se l&rsquo;Italia stia perdendo le antiche virt&ugrave; democratiche. Non &egrave; cos&igrave;. Di certo, per&ograve;, &egrave; mancato un contrappeso culturale ai rischi di regressione civile. &Egrave; venuta l&rsquo;ora di richiamare ad alta voce altri valori e altri principi: che il momento pi&ugrave; alto di una democrazia si rivela quando il potente china il capo di fronte alla legge; che il mio benessere aumenta se anche l&rsquo;altro migliora le sue condizioni; che le classi dirigenti devono educare i giovani con il buon esempio nello studio e nel lavoro. <br />
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Bisogna puntare sulle energie civili del Paese che si esprimono ogni giorno nell'impegno sociale, nella partecipazione politica, nel volontariato, nei piccoli gesti di amicizia della vita quotidiana ed emergono con forza nei grandi momenti della vita nazionale, da ultimo nella solidariet&agrave; con il popolo abruzzese colpito dal terremoto.<br />
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Negli ultimi decenni il rapido sviluppo delle scienze, il movimento e l'incontro di persone, culture e stili di vita su scala planetaria, hanno investito l&rsquo;umanit&agrave; con nuovi interrogativi etici. Dove la crescita dell'informazione, della cultura e della responsabilit&agrave; personale e istituzionale non sono altrettanto veloci, queste straordinarie opportunit&agrave; di progresso suscitano rapidamente un regresso civile e morale: demonizzazione dello straniero e del diverso, nuove forme di sfruttamento, oscurantismo, umiliazioni della dignit&agrave; della donna, paura del progresso, nuovi fondamentalismi, chiusure identitarie. Questi rischi sono ben presenti nel nostro Paese. Su questo terreno culturale e morale il Partito Democratico intende impegnarsi, contribuendo giorno per giorno, casa per casa, alla crescita e al rilancio di un maturo spirito pubblico italiano ed europeo.<br />
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Il principio di laicit&agrave; &egrave; la nostra bussola, la via maestra di una convivenza plurale. La laicit&agrave; si nutre di rispetto reciproco e di neutralit&agrave; &ndash; che non significa indifferenza - della Repubblica di fronte alle diverse culture, convinzioni ideali, filosofiche, morali e religiose. &Egrave; anche impegno per la loro salvaguardia, promozione del dialogo interculturale e interreligioso, mutuo apprendimento: purch&eacute;, naturalmente, tutti accettino un comune spazio pubblico di confronto e incontro nel quale gli unici principi non negoziabili siano quelli della Costituzione italiana e della Carta dei diritti dell'Uomo.<br />
In questo spirito i democratici hanno formulato proposte di legge largamente condivise sulle convivenze civili, sul testamento biologico e sulla libert&agrave; religiosa, che vanno rilanciate senza tentennamenti in Parlamento e nel Paese.<br />
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Dialogo e accoglienza sono anche i principi che si devono seguire per l&rsquo;integrazione degli immigrati. E&rsquo; una buona legge sull&rsquo;immigrazione quella che produce pi&ugrave; legalit&agrave; e pi&ugrave; inclusione, non quella che preclude agli stranieri i percorsi regolari o li lascia ai margini della societ&agrave;.<br />
La stragrande maggioranza degli stranieri &egrave; in regola, vive in Italia da anni, spesso svolge un lavoro che noi non vogliamo pi&ugrave; fare. A queste persone vanno riconosciuti i diritti civili e politici. Abbiamo bisogno degli stranieri quanto loro hanno bisogno di noi; senza dimenticare che, fino a qualche decennio fa, eravamo noi italiani ad emigrare, a milioni.<br />
Sull&rsquo;immigrazione, abbiamo bisogno di regole chiare che dicano come si fa ad entrare in Italia e a stare in regola, come si incontrano domanda e offerta di lavoro, come si pu&ograve; avere in tempi certi il permesso di soggiorno. I flussi di ingresso devono corrispondere al fabbisogno occupazionale e rendere sostenibile l&rsquo;inclusione dei nuovi cittadini. <br />
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<b>Da soli si pu&ograve; fare poco</b><br />
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Il progetto che ci ispira non &egrave; compiuto: non &egrave; esaurita la questione dell&rsquo;incontro tra culture ed esperienze politiche progressiste ancora oggi divise. Vogliamo essere chiari su questo punto: non c&rsquo;&egrave; un Pd in cui confluire. C&rsquo;&egrave; invece un vasto campo di forze di sinistra, riformiste, laiche e ambientaliste che ha cominciato ad unificarsi e alle quali &egrave; giusto guardare con attenzione, cos&igrave; come a tutte quelle forze di opposizione che incarnano valori importanti. Per loro, per noi, il Pd &egrave; la casa comune dei riformisti da costruire insieme. <br />
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La vocazione maggioritaria non significa rifiutare le alleanze, ma, al contrario, renderle possibili, perch&eacute; costruite nella chiarezza, sulla base di vincoli programmatici. Non consiste nell&rsquo;autosufficienza, ma nella capacit&agrave; di ritrovare una funzione di rappresentanza popolare, e nell&rsquo;impegno ad elaborare un progetto di governo che convinca il Paese. Non possiamo pi&ugrave; confondere il bipolarismo, che &egrave; una conquista della nostra democrazia, con il bipartitismo, che non ha fondamento nella realt&agrave; storica, sociale e politica del Paese.<br />
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Il primo banco di prova verr&agrave; dalle elezioni regionali del 2010. Sar&agrave; necessario sperimentare su basi programmatiche larghi schieramenti di centrosinistra, alleanze democratiche di progresso alternative alla destra. Il nostro impegno comincia ora. I tanti italiani delusi da Berlusconi devono trovarci pronti, quando si volteranno dalla nostra parte. <br />
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Sul piano istituzionale noi scegliamo un modello parlamentare rafforzato in alternativa a formule pi&ugrave; o meno mascherate di presidenzialismo, una legge elettorale chiara e non stravolgente l&rsquo;architrave costituzionale, da elaborare in collaborazione con chi crede ad un bipolarismo maturo che renda l&rsquo;elettore determinante nella scelta degli eletti e del governo. Poich&eacute; noi crediamo nella struttura portante della nostra Costituzione intendiamo limitare le modifiche agli interventi essenziali per realizzare gli obiettivi indicati. E intendiamo anche risolvere il problema del conflitto di interessi che in tutti questi anni &egrave; andato aggravandosi, mettendo in pericolo la libert&agrave; di informazione, il rango civile del Paese e perfino l&rsquo;immagine internazionale.<br />
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<b>NOI, I DEMOCRATICI</b><br />
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L'identit&agrave; plurale dei democratici nasce dalla sintesi delle culture fondative dell'Ulivo. Nell'avvio del Pd si &egrave; pensato che l'eclettismo potesse allargare gli orizzonti e accrescere i consensi. Non &egrave; stato cos&igrave;. In futuro, a partire dall'azione politica concreta, dovremo porre molta cura nella ricerca e nell'elaborazione della nostra identit&agrave; culturale di fronte ai grandi temi del mondo contemporaneo.<br />
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Noi siamo <b>un partito popolare </b>perch&eacute; ci rivolgiamo ad un vasto arco sociale, dai ceti meno abbienti, ai ceti produttivi, alle nuove generazioni, e perch&eacute; decidiamo di essere presenti in ogni luogo con esperienze e linguaggi legati alla vita reale delle persone. Non siamo classisti, non siamo elitari, non siamo populisti perch&eacute; pensiamo che tutti possano, anzi, debbano ragionare con la propria testa. <br />
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Noi siamo <b>un partito riformista </b>perch&eacute; crediamo che l&rsquo;uomo possa cambiare le cose e che le cose possano essere migliorate. Per questo abitiamo dove abitano le forze progressiste ovunque nel mondo e per questo partecipiamo da protagonisti all&rsquo;Alleanza fra socialisti e democratici nel Parlamento europeo.<br />
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Noi siamo <b>un partito dell&rsquo;uguaglianza </b>secondo l&rsquo;ispirazione del cattolicesimo democratico e della sinistra democratica e liberale perch&eacute; crediamo in un mercato aperto e regolato, ma non intendiamo affidare al mercato il controllo di beni essenziali come la salute, l&rsquo;istruzione e la sicurezza. <br />
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Noi siamo <b>il partito delle donne e degli uomini </b>perch&eacute; crediamo che la differenza di genere sia una risorsa per la democrazia e per promuovere lo sviluppo umano. Nel secolo passato &egrave; stata una grande forza del cambiamento della societ&agrave;, dal suffragio universale, alle lotte di emancipazione, all'obiettivo delle pari opportunit&agrave;, dell&rsquo;autodeterminazione e della libert&agrave; di scelta. Con la sua concreta azione riformatrice il Pd invera questi principi nell&rsquo;Italia di oggi e di domani.<br />
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Noi siamo <b>un partito laico </b>perch&eacute; rispettiamo le fedi e le convinzioni morali di ciascuno. Siamo convinti che lo Stato sia la casa di tutti e che si debba garantire a tutti libert&agrave; di coscienza e di culto e che si debbano tener distinte le convinzioni religiose, filosofiche e morali - nutrimento del cammino esistenziale di molti - dalle leggi che regolano i comportamenti di tutti.<br />
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Noi siamo <b>il partito dei lavori e dei ceti produttivi</b>. Vogliamo tornare nei luoghi in cui si fatica e si produce, ascoltare chi intraprende e chi rischia in proprio. Vogliamo promuovere una nuova dignit&agrave; del lavoro contro la rendita e il profitto sganciato dal merito. Vogliamo parlare a chi il lavoro non ce l'ha o convive con insopportabili forme di precariato. Vogliamo contrastare ogni forma di sfruttamento e insicurezza, cos&igrave; come la conservazione corporativa di privilegi e monopoli.<br />
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Noi siamo <b>il partito dei diritti civili </b>perch&eacute; crediamo nella dignit&agrave;, nell&rsquo;autonomia, nella libert&agrave;, nell'uguaglianza di tutte le persone; siamo contrari ad ogni forma di discriminazione e contrari ad uno Stato che tenda a sostituirsi alla libert&agrave; e alla responsabilit&agrave; dell'individuo.<br />
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Noi siamo <b>un partito ambientalista </b>perch&eacute; siamo consapevoli che la Terra &egrave; una sola. Il rispetto per l&rsquo;ambiente &egrave; il rispetto che dobbiamo alla nostra stessa casa. Non crediamo che sviluppo e ambiente siano fra loro alternativi: al contrario, l&rsquo;ambiente &egrave; una risorsa essenziale per la crescita sostenibile, per l&rsquo;innovazione e il ripensamento dei modelli di consumo. <br />
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Noi siamo <b>il partito dei territori e della sussidiariet&agrave;</b>. Per noi non c'&egrave; un centro che decide e una periferia che obbedisce, ma un equilibrio virtuoso tra i diversi livelli decisionali, sia per quanto attiene alle istituzioni che per il Partito.<br />
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Noi siamo <b>il partito dei giovani </b>perch&eacute; scommettiamo sul futuro del nostro Paese stando dalla parte di chi bussa alla porta e non di chi la tiene chiusa. Per restituire ai giovani il desiderio di cambiare il mondo. <br />
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Noi siamo <b>il partito della conoscenza e dei saperi </b>perch&eacute; abbiamo fiducia nell&rsquo;ingegno umano, crediamo che senza sapere non ci sia libert&agrave;, consideriamo prezioso il riconoscimento dei meriti dei giovani ricercatori. Ci impegniamo a difendere la libert&agrave; della ricerca scientifica e intellettuale, a promuovere l&rsquo;accesso universale alla conoscenza, a garantire la libera circolazione dei saperi.<br />
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Noi siamo <b>il partito dei cittadini e del nuovo civismo </b>perch&eacute; crediamo nella libert&agrave; dell&rsquo;individuo e nelle risorse di una comunit&agrave; solidale. Ci&ograve; trae forza e senso da antiche radici, che oltrepassano largamente le vicende degli ultimi decenni. Radici di emancipazione e di riscatto, di autorganizzazione, di solidariet&agrave;, di autonomia che furono premessa vivente delle grandi formazioni politiche popolari all&rsquo;affacciarsi del secolo scorso. Si form&ograve; allora l&rsquo;idea che prendendo le parti di chi lavora e produce e di chi &egrave; pi&ugrave; debole e subordinato, sia possibile costruire una societ&agrave; migliore per tutti. Noi quella societ&agrave; vogliamo costruire, non solo immaginare.<br />
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<b>NOI, IL PARTITO DEMOCRATICO</b><br />
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La questione che ci siamo posti nei mesi scorsi non &egrave; se essere un partito &ldquo;vecchio&rdquo; o un partito &ldquo;nuovo&rdquo;, ma se essere davvero un <i>partito</i>: cio&egrave; una libera associazione di cittadini dotata di identit&agrave; riconoscibile, organizzazione interna, radicamento sociale, luoghi di discussione e partecipazione, nonch&eacute; di regole liberamente accettate e condivise. Non aver chiarito questi punti fondamentali ha indebolito il cammino iniziale del Pd. All&rsquo;indomani delle primarie abbiamo deluso sia chi era legato a forme di militanza pi&ugrave; tradizionali, sia chi si aspettava nuove forme di partecipazione politica e di coinvolgimento sociale. Abbiamo disperso un tesoro immenso, coltivando un&rsquo;insensata contrapposizione tra elettori e iscritti, quando proprio gli elettori ci chiedono pi&ugrave; presenza organizzata nei territori e nella societ&agrave;. Abbiamo un elettorato esigente e intelligente, una forza civile disposta a sostenerci nel voto e non solo. Il Pd deve rappresentarla compiutamente in ogni momento e in ogni sede.<br />
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<b>Che cos&rsquo;&egrave; un <i>partito</i>?</b><br />
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1. L&rsquo;idea di partito ha a che fare con l&rsquo;idea di democrazia. Rifiutiamo i modelli plebiscitari e riaffermiamo il valore dell&rsquo;art. 49 della Costituzione. I partiti sono strumenti di partecipazione, di formazione civile, di impegno individuale e collettivo, di mediazione virtuosa tra societ&agrave; e istituzioni, di proposta e di indirizzo, di selezione democratica della classe dirigente. <br />
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2. Un partito &egrave; una comunit&agrave; di donne e di uomini che vive di rispetto, amicizia, pari dignit&agrave; e lealt&agrave; reciproci. Le iniziative popolari e le feste sono parte essenziale dell&rsquo;attivit&agrave; di partito, cos&igrave; come la promozione di strumenti nuovi di comunicazione e socializzazione. La Rete non sostituisce, ma amplia le possibilit&agrave; di comunicazione e di interazione ad ogni livello. <br />
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3. Un partito si organizza in circoli presenti in ogni comune o quartiere, nei luoghi di lavoro e di studio, nelle comunit&agrave; all&rsquo;estero, ma pu&ograve; aprirsi davvero agli elettori solo se &egrave; radicato e riconosciuto nel Paese. Si apre alle energie pi&ugrave; fresche della societ&agrave; tramite una forte organizzazione giovanile. E' riconosciuto da quelli che rappresenta e allo stesso tempo &egrave; capace di riconoscere altre forze sociali con cui fare un percorso comune e preparare il progetto di governo, per non ricadere nel riformismo dall'alto. Per questo, nel rispetto della reciproca autonomia, vanno coltivati rapporti con tutte le organizzazioni sociali, del lavoro, dell&rsquo;impresa, dei consumatori, del volontariato. <br />
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<b>Cosa significa <i>democratico</i>?</b><br />
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1. Il Partito democratico &egrave; un partito di iscritti e di elettori che persegue la parit&agrave; di genere nelle responsabilit&agrave; politiche. La sovranit&agrave; appartiene agli iscritti, che la condividono con gli elettori nelle occasioni regolate dallo statuto. Agli iscritti sono riconosciuti diritti fondamentali come la partecipazione alle decisioni ai vari livelli (anche attraverso referendum) e l&rsquo;elezione degli organismi dirigenti. Il Pd coinvolge gli elettori, attraverso le primarie, per selezionare le candidature alle cariche elettive con particolare riferimento alle elezioni in cui non sia presente il voto di preferenza. Partecipa alle primarie di coalizione con un proprio rappresentante scelto da iscritti e organismi dirigenti. Le primarie per l&rsquo;elezione del segretario nazionale richiedono nuove regole ispirate a due criteri: non devono trasformarsi in un plebiscito e non possono essere distorte da altre forze politiche. Le primarie vanno rese pi&ugrave; efficaci, rendendo pi&ugrave; chiaro il meccanismo di partecipazione. L'albo degli elettori deve essere effettivamente pubblico e certificato.<br />
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2. Il Partito democratico &egrave; un partito nazionale organizzato su base federale. I rimborsi per le elezioni regionali, le entrate del tesseramento e delle feste, i contributi degli amministratori, sono destinati ai circoli e alle organizzazioni provinciali e regionali. Parte del finanziamento elettorale nazionale ed europeo va destinata a progetti di radicamento del partito nella societ&agrave;. Gli organismi dirigenti nazionali saranno formati per la met&agrave; da rappresentanti designati dai livelli regionali.<br />
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3. Gli organismi dirigenti ad ogni livello saranno composti in un numero ragionevole per consentire una discussione politica efficace e scelte consapevoli. Lo statuto garantisce i diritti dei singoli iscritti e delle minoranze. Gli organismi dirigenti hanno il dovere di ricercare attraverso l'aperto confronto delle opinioni la posizione comune da assumere nelle sedi politiche e istituzionali. Le deroghe rispetto alle posizioni comuni dovranno esprimersi sulla base di criteri valutati da un organo statutario. In ogni caso il Pd considera il pluralismo interno una ricchezza irrinunciabile e un motivo di orgoglio.<br />
Per tutte queste ragioni, con tutti questi impegni vogliamo costruire insieme un Paese da amare, un&rsquo;Italia dove sia bello vivere, lavorare, crescere i propri figli. Con il Partito democratico.</p>]]></description>
<link>http://www.litaliacelafara.it/news.asp?id=81</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Letture consigliate: Al largo di Okinawa di Monni-Spaventa]]></title>
<description><![CDATA[<p>Consigliamo questa settimana la lettura di&nbsp; <em>Al largo di Okinawa</em>, di Salvatore Monni ed Alessandro Spaventa, editore Laterza.</p>
<p>Qui di seguito un estratto dall'introduzione del libro.</p>
<p>Da un lato ci sono 1.300 milioni di persone che aspirano a vivere nel benessere  a ogni costo; dall&rsquo;altro 300 milioni circa che quel benessere non hanno  intenzione di perderlo. Non &egrave; pi&ugrave; questione di ideologie, la posta sul piatto &egrave;  molto pi&ugrave; basilare: materie prime, petrolio, mercati, tecnologia. In una parola,  la sopravvivenza e un nuovo equilibrio di potere. La battaglia tra Stati Uniti e  Cina per il controllo globale &egrave; appena cominciata. Nessuna mossa &egrave; esclusa.<br style="margin: 0px; padding: 0px;" />
&laquo;In  Zambia i cinesi stanno costruendo una ferrovia di 1.800 chilometri. In Sudan la  diga di Merowe sul Nilo, un progetto da 1,8 miliardi di dollari. In Etiopia la  maggiore diga del continente, in Nigeria lanceranno il primo satellite per le  telecomunicazioni, in Uganda stanno introducendo nuovi farmaci antimalaria e in  Tanzania farmaci antiretrovirali contro l&rsquo;AIDS, in Kenya la radio di Stato  cinese ha aperto una stazione che trasmette programmi per 19 ore al giorno.&raquo;<br style="margin: 0px; padding: 0px;" />
Dall&rsquo;Africa  al Pacifico, Alessandro Spaventa e Salvatore Monni collezionano storie di vita e  di affari, spionaggio e impresa, satelliti e petrolio, per spiegare perch&eacute; le  relazioni Usa-Cina sono oggi a un delicato punto di svolta, fra la crisi globale  e il nuovo corso della politica americana. &laquo;La Cina sar&agrave; anche solo un  &lsquo;competitor&rsquo; e non un nemico, come ha sostenuto Obama, ma sta tirando fuori i  denti per prepararsi ad affrontare a viso aperto la maggiore potenza del mondo.  L&rsquo;aquila &egrave; in difficolt&agrave;, si dibatte. Il drago, uscito dalla tana, &egrave; pronto a  mordere.&raquo;</p>
<p><img height="199" width="133" alt="" src="http://www.litaliacelafara.it/Archivio/1/okinawa.gif" /><br style="margin: 0px; padding: 0px;" />
&nbsp;</p>]]></description>
<link>http://www.litaliacelafara.it/news.asp?id=80</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Festa PD a Caracalla: dove l'ambiente non è di casa - Andrea Ferraretto]]></title>
<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La politica dovrebbe saper percepire e proiettare l&rsquo;ambiente e la sostenibilit&agrave; come valore che contraddistingue e rende pi&ugrave; forti le idee di progresso. Visitando la festa democratica che si sta svolgendo a Caracalla mi sono accorto che c&rsquo;&egrave; ben poco di &ldquo;ambientale&rdquo; e riferito alle politiche della sostenibilit&agrave; nella realizzazione del programma della festa.<br />
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In particolare:<br />
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&bull; non &egrave; previsto alcun incontro, dibattito, occasione pubblica di confronto sulle scelte ambientali (clima, energia, &hellip;), nonostante sia uno degli argomenti principali discussi in questi giorni al G8 e che dovrebbe rappresentare la differenza tra il PD e il centrodestra. Eppure &egrave; di questi giorni la decisione di riprendere la costruzione di centrali nucleari in Italia &hellip;; l&rsquo;emergenza rifiuti &egrave; sempre dietro l&rsquo;angolo; il tema della mobilit&agrave; &egrave; un aspetto che condiziona la qualit&agrave; della vita nelle aree metropolitane; il rapporto tra ambiente e legalit&agrave; &egrave; al centro del clamore e dell&rsquo;allarme gettato da Gomorra; la ricerca scientifica e le politiche ambientali rappresentano in Italia e a Roma un bacino di precariato consistente; &hellip;;<br />
&bull; non &egrave; stata prevista la raccolta differenziata dei rifiuti all&rsquo;interno della festa, almeno per i contenitori di plastica che rappresentano una parte consistente dei rifiuti prodotti. In questo caso si sarebbe potuta pensare anche a un&rsquo;azione dimostrativa, collocando lungo il viale interno delle macchine reverse vending, con un contributo di sponsorizzazione delle societ&agrave; che le distribuiscono, allo scopo di invitare i visitatori a una maggiore attenzione al tema dei rifiuti;<br />
&bull; neanche uno degli stand &egrave; stato predisposto per essere uno &ldquo;stand dimostrativo&rdquo;, magari illuminato con energia prodotta con energia solare con un impianto installato ad hoc e fornito da uno sponsor;<br />
&bull; i ristoranti producono una mole di rifiuti considerevole utilizzando stoviglie usa e getta (che dovrebbero essere eliminate dal mercato), non considerando le possibilit&agrave; di utilizzare altri materiali (materB, PLA, &hellip;) che potrebbero essere raccolti con la frazione umida e avviati al compostaggio. A questo scopo si sarebbe potuta offrire la possibilit&agrave;, in alternativa all&rsquo;acqua in bottiglia (di plastica) di poter avere acqua depurata in caraffe (tra l&rsquo;altro la regione lazio incentiva l&rsquo;installazione di rubinetti e postazioni per distribuire l&rsquo;acqua);<br />
&bull; si sarebbe addirittura potuto prevedere uno stand &ldquo;della sostenibilit&agrave;&rdquo; dove mettere in evidenza gli accorgimenti tecnici e gli incentivi che sono offerti dalla regione, dalla provincia, &hellip; . Acqua, detersivi alla spina, fonti rinnovabili, raccolta porta a porta, &hellip; ;<br />
&bull; tra l&rsquo;altro questa distrazione suona un po&rsquo; strana se riferita all&rsquo;impegno che la giunta zingaretti ha posto in essere sulle politiche della sostenibilit&agrave; ambientale con il piano &ldquo;Provincia di Kyoto&rdquo;;<br />
&bull; tra l&rsquo;altro, proseguendo, &egrave; anomalo che il tema della sostenibilit&agrave; sia assente dalla festa quando, nella recente campagna elettorale, con alcuni candidati al parlamento europeo, si insistette in modo particolare sul tema della green economy, della riconversione ecologica, &hellip; .<br />
<br />
Forse sono io che sono poco attento e non colgo il significato di questa sottovalutazione del tema: vorrei chiedervi di aiutarmi a capire e a trovare il modo per contribuire a dare pi&ugrave; risalto a questioni che potrebbero servire a estendere il confronto e la proposta del PD, in particolare a Roma.</p>]]></description>
<link>http://www.litaliacelafara.it/news.asp?id=79</link>
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</item>
<item>
<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 23:00:00 GMT</pubDate>
<title><![CDATA[Tremonti non cambia - di Stefano Fassina]]></title>
<description><![CDATA[<p>Un articolo di Stefano Fassina su L'Unit&agrave; a proposito del nuovo condono mascherato da scudo fiscale.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></description>
<link>http://www.litaliacelafara.it/news.asp?id=78</link>
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